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Alimentazione equilibrata e consapevole. Vince l’onnivoro o il vegetariano?

Non sarebbe bello poter affermare che la nostra alimentazione odierna è sana, equilibrata e consapevole? Sì, lo sarebbe. Ma è effettivamente così? Purtroppo no. La verità è che consumiamo risorse come se queste fossero infinite e senza renderci effettivamente conto di ciò che mangiamo.

Quindi che fare? Sarebbe necessario sviluppare una coscienza maggiore di ciò che mettiamo nello stomaco, che si fondi su un consumo più etico ed equilibrato, maggiormente rispettoso dell’ambiente in cui viviamo.

Vegani e vegetariani ci indicano una possibile strada per un modo di consumare che prescinde da quei cibi che, se assunti in eccesso, risultano dannosi. E non solo per noi. Verosimilmente, però, siamo onnivori. La nostra biologia pare affermarlo. Tuttavia, abbiamo la necessità di trattare la carne in un certo modo per renderla commestibile e appetibile.

Quel che è certo è che la nostra alimentazione odierna, di fatto, non è equilibrata e, spesso, neanche consapevole. Ma equilibrio e consapevolezza sono percorribili? Esistono alternative possibili al modo di mangiare che oggi seguiamo?

Sergio Ragaini

 

Alimentazione equilibrata: no agli estremismi

Spesso, trovandomi con amici vegetariani, o addirittura vegani, mi capita di discutere del loro estremismo alimentare. Come spesso affermo, infatti, l’uomo non riesce ad attuare quella “via di mezzo” che il Buddha, da sempre, suggerisce. Quella via, insomma, in cui non vi siano estremi, ma un sano equilibrio.

Anche nell’alimentazione spesso è così: si passa dal non poter fare a meno di certi cibi al negarli del tutto. Quindi, se da una parte ci sono coloro che non concepiscono un pasto senza carne o frittate, dall’altra ci sono quelli che le aborrono.

Eppure, tra questi due estremi, c’è una posizione centrale di equilibrio che è quella che, a mio avviso, andrebbe perseguita. Una posizione che permetterebbe a tutti noi di essere in forma, in salute, di disporre al meglio della nostra energia fisica e mentale, evitando inutili eccessi.

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Le specie animali del nostro Pianeta SONO tutte commestibili

La prima riflessione che vi propongo appare smentire i discorsi di vegetariani, vegani, fruttariani: noi siamo onnivori. Non siamo erbivori e non siamo frugivori. Come vedremo, le evidenze ci portano in questa direzione.

Per chiarire la mia posizione, faccio un piccolo esempio, che risulterà fondamentale. Consideriamo le specie animali che vivono su questo Pianeta: salvo rarissime eccezioni sono, per noi, tutte commestibili. So già che qualcuno di voi, a questa affermazione, storcerà il naso ma non posso che ribadire che è proprio così.

Consideriamo, per esempio, un lombrico. Ci fa senso, allora crediamo che sia impossibile mangiarlo. Eppure, è del tutto commestibile. Non lo mangiamo solo per motivi culturali, perché non rientra nel nostro sentire. Tuttavia, per alcune culture, quali quelle orientali, questo cibo, non solo è commestibile, ma fa parte di un’alimentazione considerata “sana”.

Analogamente, molti proverebbero disgusto all’idea di mangiare dei serpenti. Tuttavia, l’anguilla, che altro non è che una biscia d’acqua, è un cibo utilizzato in molte zone d’Italia, quali le Valli di Comacchio, il Lazio, la Campania (il noto “Capitone”) e non solo (a Savenet, in Bretagna, avevo mangiato dell’ottima “Anguilla alla Bordolese”).

Possiamo, di fatto, mangiare qualsiasi specie vivente. Anche quelle che a noi farebbero accapponare la pelle alla sola idea di consumarle come cibo. Cani e gatti, per esempio, in molte culture sono cibo comune, naturalmente non nella nostra. E meno male!

Quali animali consumiamo?

La nostra cultura è aperta al consumo di animali erbivori (bovini e polli), ma non di animali carnivori (canidi e felini). Mangiamo al limite degli animali onnivori, quali i maiali che, tuttavia, alcune culture spirituali evitano. Questo dimostrerebbe che non siamo erbivori. Altrimenti avremmo, verosimilmente, problemi a mangiare animali erbivori, perché troppo simili a noi. Probabilmente, non è un caso che alcune culture spirituali rifiutino di mangiare il maiale che è onnivoro, come già detto in precedenza.

Che, poi, qualcuno alimenti i bovini con farine animali per affrettarne la crescita, è un altro discorso. E le malattie a cui questi animali, proprio a causa di questa alimentazione, possono andare incontro (l’encefalopatia spongiforme bovina, nota anche come “Morbo della mucca pazza”, per esempio), lo dicono chiaramente.

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Le specie vegetali del nostro Pianeta NON SONO tutte commestibili

Buona parte del cibo vegetale che cresce spontaneamente in natura non è per noi commestibile. Se noi, per esempio, ci facessimo una scorpacciata di foglie di alberi raccolte a caso e di erba di prato, anche se accuratamente lavata, staremmo decisamente male!

Se diamo un’occhiata a quello che portiamo sulle nostre tavole, infatti, possiamo trovare ben poche specie vegetali spontanee e tutta una serie di prodotti frutto di coltivazioni. Ovvero, frutta e verdura, di fatto, da noi “create” mediante “innesti” e, quindi “artificiali”.

Anche perché la probabilità di trovare, tra le erbe spontanee, delle erbe tossiche se non letali, è molto alta. In fondo, la cicuta e l’Amanita phalloides (fungo molto velenoso) sono prodotti del tutto naturali, quanto mortali!

Siamo onnivori… almeno alle origini!

Tutto questo ci dice che siamo onnivori. Almeno alle origini. Non bruchiamo l’erba dei prati, ma potremmo nutrirci, almeno in linea teorica, di tutte le specie animali viventi. Inoltre abbiamo elementi fisiologici tipici dei carnivori, i canini per esempio, che gli erbivori non hanno. Poi, l’evoluzione può essere un’altra cosa! L’agricoltura fa già parte di un uomo molto più evoluto. Alle origini, l’uomo è stato cacciatore e pescatore. L’uomo agricoltore arriva molto dopo nella storia dell’evoluzione.

I vegetariani ma soprattutto i vegani potrebbero (a meno di non ricorrere a opportuna integrazione) avere carenza di alcune vitamine e sali minerali e di quegli amminoacidi che si trovano solo nei prodotti animali (il DHA, per esempio).

L’uomo è onnivoro non erbivoro

Essere vegetariani e, ancora di più, vegani, richiede dunque di equilibrare molto bene l’alimentazione. Questo non sempre è possibile, soprattutto se si mangia spesso fuori e ci si deve adattare a consumare quello che si trova. Certamente, mangiare solo i contorni del cibo, se non si ha la possibilità di farsi preparare altro, non è certo un buon esempio di alimentazione equilibrata.

Quindi, considerando che l’istinto primordiale dell’uomo è quello di cacciatore e pescatore, una dieta strettamente vegetariana o addirittura vegana, non può che essere considerata una “forzatura”, almeno in linea di principio. E, se oggi è possibile, lo è anche grazie al fatto di avere a disposizione integratori e simili. E questo, ancora di più, ci dice che l’uomo è onnivoro e non erbivoro. E che, quindi, dovrebbe mangiare di tutto, in maniera equilibrata.

Tuttavia c’è un “ma” e questo “ma” è molto importante e potrebbe addirittura ribaltare la visione di quanto appena proposto.

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Ma il cibo carneo viene TRASFORMATO per renderlo commestibile

Quello che mi ha sempre lasciato perplesso del cibo carneo è il fatto che occorra cambiargli forma per poterne fruire nella nostra alimentazione. Questo, in effetti, capita per tutti i cibi o almeno per molti di essi. Un cibo, spesso, non è commestibile in una forma e deve essere “trasformato” per renderlo commestibile.

Gli stessi fagioli di soia, per esempio, non vengono consumati crudi, bensì cotti. Nessuna meraviglia, quindi, se anche diversi cibi carnei andranno consumati cotti.

Tuttavia, una cosa può far sorgere degli interrogativi. Per capirlo, consideriamo per esempio un hamburger di soia. Questo è ottenuto dalla soia, mediante delle lavorazioni. Quello che è interessante notare è il fatto che, se poniamo sul tavolo dei fagioli di soia, questi saranno anche decorativi e sicuramente non ci daranno disgusto. E forse renderanno anche meglio l’idea del cibo che andiamo a mangiare.

È tutta questione di mente

Supponiamo ora di fare questo discorso con la carne. Sarà lo stesso? Vediamolo subito! Immaginiamo quindi un gourmet che adora il piccione arrosto: un cibo, in effetti, da gran gourmet. Supponiamo ora di servire a questa persona un piccione morto. Come minimo, questo gourmet urlerà di ribrezzo, dicendo di portarlo via subito!

Se, invece, lo stesso piccione gli sarà presentato tutto imbellettato, cotto a puntino, la sua sensazione potrebbe essere del tipo: «Che delizia, non vedo l’ora di assaggiarlo!». Ecco la forza del cibo trasformato.

Anche gli insaccati e gli affettati sono cibo trasformato che spesso non vediamo l’ora di mangiare. Ma sarebbe lo stesso se al loro posto ci trovassimo un animale morto?

Quello che qui si deduce, quindi, è non solo che alla carne occorre cambiare forma per renderla appetibile (agli occhi della mente), ma che occorre farlo per non renderla ripugnante! Cioè, quella stessa cosa che in una forma appare gustosa e appetibile, in un’altra appare repellente e in grado di suscitare ribrezzo! Ma questo come può accadere?

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Alimentazione carnea: la percezione che fa la differenza

Verosimilmente, la mente, quando percepisce due cose in forma differente, le percepisce come due cose differenti. Quindi, per la mente, il piccione morto e il piccione preparato ad arte per essere mangiato sono due cose diverse. Se, per un istante, la mente percepisse l’analogia, il gourmet non solo non mangerebbe il piccione, ma probabilmente lancerebbe via il piatto con ribrezzo!

Non so se l’uomo delle origini mangiasse anche la carne cruda così, addentandola direttamente dall’animale ucciso: verosimilmente lo faceva sino alla scoperta del fuoco. Di sicuro, però, oggi, almeno dove esiste civiltà, non è più pensabile addentare un animale in questo modo. Quindi, mangiamo carne solo dopo averla “trasformata”, nascondendo così la sua forma originale. Probabilmente, se per qualche istante dovessimo percepire l’analogia tra le forme, non mangeremmo più determinati cibi, perché ci disgusterebbero.

Questo ci direbbe, insomma, che, per mangiare carne, occorre abbassare un pochino la consapevolezza. Infatti, il percepire una cosa in due forme diverse come due cose diverse è perdere un po’ della percezione di analogia.

Mangiare carne in piena consapevolezza è possibile?

Nella tradizione zen vietnamita di Thich Nhat Hanh c’è una pratica che si chiama la “Meditazione del Cibo”. Vale a dire, si recitano quelle che si chiamano le “Contemplazioni del Cibo” e, successivamente, si inizia a mangiare in silenzio (cosa quasi inusuale a tavola, che per definizione è il luogo dove si parla, si discute), ponendo attenzione a ogni singolo boccone. Così facendo, la separazione delle forme svanisce e si percepisce, davvero, il cibo in tutta la sua essenza.

L’ho sperimentato personalmente, anni fa. Ero deciso a provare questo modo di mangiare: ho quindi acceso un incenso, letto le contemplazioni del cibo e iniziato a mangiare ciò che mi ero precedentemente preparato, ovvero dei ravioli di carne. Ebbene: non riuscivo a mangiarli. L’effetto era davvero strano, ma non gradevole. Percepivo cosa erano in realtà e da dove venivano.

In fondo, la pratica della consapevolezza proposta sta proprio nel vedere, nelle cose, tutta la loro essenza, compreso il loro cammino per giungere nella forma in cui sono in quel momento.

I ravioli li ho poi mangiati ma ho dovuto, in qualche modo, “rompere” quell’atmosfera di totale attenzione al cibo che mi avrebbe impedito di alimentarmi con quello che avevo preparato.

A tavola si presta attenzione ad altro

Questo direbbe che, in piena consapevolezza, è impossibile mangiare della carne. In effetti, a tavola, sovente, si discute, o, addirittura, si guarda la televisione o, se si è soli, si pensa ad altro. Il cibo non è sicuramente il punto focale di attenzione, ma è qualcosa che fa sfondo ad altro.

Si presta, dunque, attenzione al sapore, talvolta (e non sempre, quando si mangia di fretta!), ma non al cibo in sé. E non sicuramente alla sua storia e composizione reale. Se lo si facesse, il cibo carneo, che ora ci appare gustoso, potrebbe apparire addirittura ripugnante.

Ciò parrebbe “ribaltare” quanto affermato prima, ovvero che l’uomo è onnivoro e non erbivoro e la sua alimentazione dovrebbe essere varia ed equilibrata. Di fatto, un uomo “molto evoluto” e “in piena consapevolezza” non riuscirebbe a mangiare carne.

Ma, allora, vince l’onnivoro o il vegetariano?

Un uomo “delle origini” è dunque onnivoro, mentre un “uomo evoluto” è di fatto vegetariano? Quale, quindi la verità? E, a un livello ancora maggiore di evoluzione, la carne non sarà più mangiata? I canini, che dei nostri progenitori erano più sviluppati, in futuro non li avremo più? Lascio aperto l’interrogativo. Ai posteri l’ardua sentenza.

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Articolo pubblicato il 3 gennaio 2018Categoria/e: Alle radici del b... alimentazione odi... Tag:, , , , , , Visualizzazioni: 735Permalink: http://www ... vole/
Sergio Ragaini

Articolo di: Sergio Ragaini

Musicista, scrittore e divulgatore. Laureato in Matematica, ha sempre visto la Matematica come mezzo per “andare oltre” le percezioni, oltre...