bere caffè, piacere

Bere caffè: un’esperienza multisensoriale tra piacere e benessere

Chi non beve caffè sta peggio degli altri.

Così, Andrea Poli, Presidente di Nutrition Foundation of Italy, ha concluso la conversazione “Chicchi di benessere. Caffè, salute e piacere in una tazzina” organizzata, il 21 aprile scorso, dal Consorzio Promozione Caffè. Cornice dell’evento non poteva che essere il tempio del cibo milanese, Peck.

E si è tornati, una volta di più, a parlare di caffè: Patrick Hoffer, Presidente del Consorzio Promozione Caffè, Luca Piretta, gastroenterologo e nutrizionista dell’Università Campus Biomedico di Roma e Luigi Morello, Responsabile MUMAC Academy hanno così sfatato miti e leggende sul caffè, un alimento tanto studiato quanto controverso.

Sì, perché sono ancora molte le convinzioni errate sul rapporto tra caffè e salute che non fanno altro che confondere le idee e far dubitare che il suo consumo, oltre che un piacere, possa essere benefico. La più recente ricerca internazionale condotta dall’Institute for Scientific Information on Coffee (ISIC) su un campione di 4.000 consumatori in 10 Paesi europei, ha infatti evidenziato che circa la metà degli europei è ancora convinta che il caffè possa causare problemi alla salute.

Eppure, sono tantissime le evidenze scientifiche che dimostrano che il caffè, se consumato abitualmente con moderazione (3-5 tazzine al giorno fino a un massimo di 400 mg/die di caffeina), è assolutamente sicuro per la maggior parte degli adulti in buona salute e può quindi essere parte di una dieta sana ed equilibrata.

In buona sostanza, bere giornalmente 4-5 tazzine di caffè non fa male alla salute, non aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, migliora le prestazioni sportive, non crea dipendenza, può essere assunto anche in gravidanza (2 tazzine al giorno fino a un massimo di 200 mg/die di caffeina), non ha un effetto disidratante, aiuta lo stato di vigilanza e la concentrazione, riduce il rischio di declino cognitivo legato all’età e il rischio di malattie neurodegenerative (con un ruolo protettivo o comunque ritardante nella comparsa di malattia di Alzheimer e morbo di Parkinson), riduce il rischio di diabete di tipo 2 e di una serie di malattie del fegato (ad esempio la cirrosi) e non è correlato a un aumento del rischio di sviluppare tumore (approfondisci su coffe&health.org). In più, l’abitudine al consumo di caffè riduce moltissimo il rischio di eventuali effetti collaterali, quali tachicardia, tremore, nervosismo e insonnia. Ça va sans dire!

Bere caffè: il piacere antifame

Il caffè è un alimento che contiene più di 4.000 sostanze (tra cui antiossidanti e polifenoli) e, grazie alle sue note amare, può essere utile per ridurre la sensazione di appetito e rallentare lo svuotamento gastrico. Infatti, come ha precisato Luca Piretta

Tra i vari fronti della ricerca uno certamente molto sorprendente è quello relativo al nostro “secondo cervello”, l’intestino. Infatti si è scoperto che l’intestino possiede numerosissimi recettori del gusto amaro, che inviano segnali al cervello per ridurre l’appetito e rallentare lo svuotamento gastrico. Il caffè, ricchissimo di sostanze amare, potrebbe rivelarsi anche attraverso questa via un importante alleato della salute1.

e ancora

Da alcuni anni la ricerca scientifica ha infatti permesso di scoprire l’esistenza dei recettori del gusto lungo tutto il tratto intestinale e perfino sul pancreas. In particolare sono stati osservati i recettori del gusto dolce e del gusto amaro. I recettori del gusto amaro sono decisamente più complessi e articolati, tanto da avere un famiglia di oltre 25 geni deputati alla loro espressione. Recentemente si è messa in relazione la stimolazione di questi recettori con la produzione di alcune sostanze (come il GLP-1, Glucagon-Like Peptide-1 e la CCK, colecistochina, ormone gastrointestinale) che notoriamente agiscono a livello del sistema nervoso centrale riducendo l’appetito e a livello gastrico riducendo la velocità del suo svuotamento.

Se poi lo beviamo amaro, evitando così di introdurre le calorie dello zucchero, oltre a gustare il caffè in purezza e apprezzarne appieno aroma e sapore, non gravitiamo sulla nostra linea. Scusate se e poco!

  1. Sternini C. Am J Physiol Gastrointest Liver Physiol. 2007;292: G457–G461

Bere caffè: il piacere da gustare con tutti i sensi

caffe_piacere

La percezione del gusto dolce o amaro del caffè è condizionata dai suoni, dal rumore dell’ambiente che ci circonda, dal tipo di musica che stiamo ascoltando in quel momento, più dolce con Chopin, più amaro con Rachmaninoff. Luigi Morello

Bere caffè, un piacere quotidiano a cui molti di noi non riescono e non devono rinunciare, è innanzitutto un’esperienza. Che sia il caffè del risveglio, quello di metà mattina o quello delle cinque poco importa (anzi meglio se li beviamo tutti e tre) perché, se impariamo a consumarlo nel modo giusto l’esperienza sensoriale è garantita. Cinque sensi docet!

Ma come si fa ad assaggiare il caffè per stimolare i cinque sensi? Possono i cinque influenzare la nostra percezione e l’esperienza di consumo?

L’esperienza sensoriale di bere una tazzina di caffè, che inizia nel momento in cui entrando in un bar si sente il suono della macchina da caffè, è uno degli aspetti chiave della bevanda e regala aromi, gusti e sapori unici. Il tipo di caffè, il grado di tostatura e il metodo di preparazione influenzano l’esperienza sensoriale del caffè nel suo complesso. Ma anche altri elementi, quali il contesto e il tipo di tazza contribuiscono a influenzare questa esperienza.

ha dichiarato Luigi Morello.

Il caffè è un perfetto incontro tra gusto e benessere, tra tradizione e innovazione, una fonte di gioia da scoprire quotidianamente, conviviale ma al contempo intimo. Bere caffè è un’esperienza personale e multisensoriale che nasce dalla combinazione dei sensi della vista (ciò che c’è intorno a noi, il colore chiaro o scuro del caffè, la presenza di crema o di schiuma), dell’olfatto (l’intensità e la qualità dell’aroma che percepiamo), del gusto (amaro, acido, dolce, tostato, cioccolatoso, floreale, fruttato), del tatto (il tipo di tazzina e il suo colore, la morbidezza del caffè al palato), dell’udito (la musica, i suoni e il rumore dell’ambiente che condizionano la nostra esperienza) e dal contesto in cui si consuma il caffè, e si propaga fino a quando non lo mandiamo giù. E anche dopo averlo consumato rimane il retrogusto che spesso è poesia.

E così, ognuno di noi potrà sovente ritrovarsi ad assaggiare la stessa tazzina di caffè in modo diverso in contesti diversi, evocando ogni volta sensazioni ed emozioni differenti (spesso legate a ricordi piacevoli o spiacevoli) e alla percezione che i nostri sensi vorranno regalarci. Bere caffè senza usare tutti e cinque gli stimoli sensoriali (ad esempio senza percepirne l’aroma o l’aspetto visivo e il modo in cui viene presentato) ridurrà l’effetto anche degli altri sensi e così l’esperienza e il piacere che ne derivano. E allora? Alleniamo i nostri sensi e che esperienza sensoriale sia!

DMCA.com Protection Status
Articolo pubblicato il 10 maggio 2016Categoria/e: Vegano e dintorni 21 aprile scorso ... Tag:, , , , Visualizzazioni: 1088Permalink: http://www ... sere/
Valeria Antonelli

Articolo di: Valeria Antonelli

Questa sono io... Entusiasta, estroversa, eclettica. Laureata in Scienze Biologiche, ho un passato da ricercatore scientifico. Da 14 anni mi...