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Quando i bisogni mentali dettano legge

Consumi alimentari pericolosi e insostenibili. Così distruggeremo il Pianeta e la nostra salute!

Un tempo, l’uomo mangiava carne una volta alla settimana. Oggi la mangia anche due volte al giorno. Questo appare normale, ma non lo è. L’impatto dei nostri consumi alimentari sull’ambiente è davvero terribile e prima di quello che pensiamo, li renderà impossibili da sostenere. Appare, dunque, chiara la necessità di un altro modo di nutrirsi, più rispettoso delle risorse e dell’ambiente attorno a noi.

Sergio Ragaini

 

Il “Barilla Center for Food and Nutrition”, a proposito di consumi alimentari sostenibili, propone un modello di piramide differente da quella notoriamente conosciuta e relativa alla dieta mediterranea, ovvero la “doppia piramide”. In questa immagine, risulta molto chiaro che il cibo che dovremmo consumare di più è quello che “impatta” meno sull’ambiente. E non sono certo la carne, il pesce o il formaggio che abbondano sulle nostre tavole.

I nostri consumi alimentari sono insostenibili per l’ambiente

Da qui, sorge spontanea la riflessione dall’insostenibilità ambientale di determinati tipi di cibo o almeno dei loro attuali consumi. Lasciamo da parte, per il momento, discorsi sull’etica legata al consumo di carne e sull’indubbia sofferenza che viene causata agli animali. Questa esiste, senza dubbio. Il fatto che occorra cambiare forma al cibo carneo per poterlo mangiare (ne abbiamo parlato nell’articolo Produrre e consumare solo il cibo che serve. Pura utopia o possibilità?), lo dimostra molto bene. Per non parlare del carico di sofferenza che questo cibo porta con sé. Discorso affrontato nell’articolo Pensieri, azioni ed emozioni? È tutta questione di pancia!, accennando anche al fatto che questa sofferenza potrebbe, in qualche modo, passare in noi.

Ma, torniamo all’insostenibilità dei nostri consumi alimentari per l’ambiente. Cambiare alimentazione, limitando l’utilizzo di determinati cibi, è da considerarsi non solo un auspicio salutistico, ma una necessità assoluta, per la stessa sopravvivenza di questo Pianeta o, almeno, della nostra specie su di esso. Altrimenti, arriverà un giorno in cui le risorse non basteranno più. Pensiamo solo al crescente aumento della popolazione che, nel 2050, supererà i 9 miliardi di persone. Non possiamo permettercelo.

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Il cibo sugli scaffali del supermercato… Non manca mai! Ma, a quale “prezzo”?

Quando qui parlo di “prezzo”, non intendo certo il costo materiale di questo cibo. Anzi: questo, in proporzione, costa davvero sempre meno! Cibi come polli e uova hanno costi sorprendentemente bassi. Addirittura, talvolta, al limite dell’incredibile. Eppure, questo è quello che accade.

Ma quello che stupisce davvero è che questo cibo, sugli scaffali… non manca mai! Ce n’è sempre in abbondanza, sempre e comunque! Com’è possibile?

Due esempi pratici di produzione “artigianale”

Consideriamo un agricoltore che possiede 20 galline. Ciascuna (almeno secondo natura), fa un uovo al giorno. In totale sono 20 uova. Nella famiglia dell’agricoltore ci sono quattro persone. Supponiamo che ognuna di loro mangi un uovo al giorno. Ne rimangono 16, eventualmente da vendere. Una volta che sono state vendute, se arriva una persona a cercarle… semplicemente non le troverà!

Consideriamo un produttore di formaggi di montagna: per esempio, un produttore di Bitto o di Casera in Valtellina. Costui, del pregiato Bitto, produrrà qualche forma che, eventualmente, potrà essere venduta anche a pezzi. Ma, anche in questo caso, le forme disponibili sono in numero limitato. Quindi, se il formaggio sarà molto richiesto, a un certo punto terminerà e non sarà più disponibile per eventuali altri compratori.

A livello globale cambia qualcosa?

Anche estendendo il discorso a livello globale, la produzione, pur essendo molto grande, non potrà essere illimitata. Se anche consideriamo tutti i capi di bestiame e le galline esistenti su questo Pianeta, i litri di latte e le uova che potremo avere sono comunque in numero limitato.

Le risorse sono limitate. I consumi alimentari no

Le risorse sono limitate. Questa è un’evidenza inequivocabile. Eppure, questo non appare. Se facciamo un giro sugli scaffali dei supermercati, vediamo che determinati prodotti non mancano mai: le uova ci sono sempre in abbondanza, i formaggi pure e, altro ancora, allo stesso modo.

Eppure, in una produzione “artigianale” abbiamo visto che i prodotti, dopo un po’, finiscono. Ma, se passiamo dalla produzione artigianale a quella industriale, notiamo che la percezione è quella che le risorse siano infinite, che non esista un limite. Nulla di più sbagliato.

La grande produzione, poi, rafforza questa percezione, facendoci trovare sempre e comunque il cibo, qualsiasi siano i nostri consumi. Insomma, per quanto cibo consumiamo, sugli scaffali dei supermercati troviamo sempre tutto. Il punto è che non è così. Il dramma deriva proprio da questo e le conseguenze sono terribili.

Vediamo per prima cosa le conseguenze sugli animali e cosa devono sopportare per darci il cibo nelle quantità in cui lo mangiamo oggi. Basta solo ricordare che, un tempo, si mangiava carne e pesce una volta alla settimana. Oggi si mangia carne e pesce quando lo si desidera. Tenendo in considerazione che siamo sempre di più sul Pianeta, i conti sono presto fatti. Diveniamone consapevoli.

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Un uovo (o più) al giorno… Toglie la gallina di torno. E non solo!

Il testo, nella sua descrizione, appare molto brutale. Tuttavia, facciamo una piccola riflessione che, credo, possa aiutare tutti.

Dato che il cibo, sugli scaffali dei supermercati, non manca mai, siamo tentati di consumarne quanto vogliamo. Se poi consideriamo il prezzo, davvero basso, di alcuni prodotti (come mai è così basso? Pensiamoci!), siamo invogliati ancora di più.

Supponiamo di prepararci una frittata con tre uova. Situazione comune. Le uova costano poco, sfamano molto e si preparano rapidamente in un semplice tegame. Almeno due uova si friggono sempre e talvolta anche tre! Nulla di strano, dunque. Ma moltiplichiamo questo numero tre per tutti coloro che, in quel momento, stanno consumando tre uova, che si tratti di frittate, uova strapazzate, uova fritte, e via dicendo.

Otteniamo, in una sola città come Milano, per esempio, un numero molto alto! Se poi moltiplichiamo questo numero per tutte le persone che vivono in Italia o in Europa, otteniamo un numero di uova esorbitante.

Ora, la domanda che può sorgere spontanea è: «Se una gallina produce un uovo al giorno, com’è possibile avere tutte queste uova? Com’è possibile che queste uova siano disponibili per tutti, sempre e comunque?». In effetti, occorrerebbe un numero di galline enorme per poter soddisfare tutte le richieste!

Confondiamo le idee alle galline per non limitare i nostri consumi

Ora, se queste galline venissero allevate a terra, in maniera “umana” (anche se si tratta di pollame!), e lasciate libere di beccare felici, le uova non basterebbero certo per tutti. Eppure, queste non mancano mai! Perché? Perché l’uomo ha escogitato di fare produrre alle galline più di un uovo al giorno! Andando, di fatto, contro natura…

E per fare questo, ci sono diversi metodi. Uno di questi è descritto all’inizio del libro “Spegni il fuoco della Rabbia”, di Thich Nhat Hanh. Le galline vengono tenute al buio per diverso tempo, in modo che perdano ogni riferimento temporale tra giorno e notte. Poi la luce viene accesa di colpo. In tal modo, la gallina scambia questa luce per il sole e farà un uovo. L’operazione viene ripetuta più volte nello stesso giorno, in modo che la gallina davvero “creda” che il giorno sorga più volte. La si confonde in maniera che perda la cognizione del tempo, dandole un tempo che non è quello reale e facendole percepire le giornate come più corte.

Cosa questo significhi per lei, poco conta. Quello che conta, per chi detiene la produzione, è che le uova bastino non per soddisfare i nostri bisogni fisici, bensì i nostri capricci, i nostri bisogni mentali. Ben stimolati anche dai media, dalla pubblicità, che ci trasmettono l’idea che certi consumi alimentari non solo siano possibili, ma addirittura auspicabili.

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La produzione di latticini segue le stesse regole…

Se estendiamo il discorso alla produzione di latticini, la questione non cambia. La produzione di latte in allevamenti “umani” non soddisferebbe la nostra richiesta. Eppure i formaggi non mancano mai! Cosa significa? Che, per non limitare i consumi alimentari, il formaggio viene spesso prodotto con metodi inumani, oppure somministrando agli animali pericolosi ormoni per favorire la lattazione.

Ne parla il film “The Corporation” di Mark Achbar e Jennifer Abbott, nel quale si narra di un’indagine, effettuata da giornalisti di “Fox News”, su un ormone prodotto dalla farmaceutica Monsanto, per favorire la lattazione, portando prove concrete in merito sulla sua pericolosità. Rifiutandosi poi di ritrattare, i giornalisti sono stati licenziati.

Anche in questo caso, quindi, le condizioni terribili di allevamento sono una conseguenza delle nostre richieste troppo “esose” e fuori luogo. Insomma, siamo abituati a comportarci da bambini capricciosi e non da adulti responsabili. Quello che vogliamo è sempre a disposizione perché, di fatto, non accettiamo un semplice: «È terminato, prenda qualcosa d’altro». Eppure, ci sono tanti cibi più etici e dall’impatto ambientale inferiore con cui sostituire quelli ad alto impatto.

Quando produrre cibo per soddisfare i consumi alimentari significa torturare…

D’accordo, siamo onnivori, fino a prova contraria. Ma affermare questo non significa potersi permettere qualsiasi azione contro un animale per non limitare i nostri consumi alimentari. Se siamo onnivori, uccidere per mangiare è lecito. In fondo, per secoli e secoli o millenni, siamo stati predatori. E anche nei “predatori” qualcosa di etico c’è.

Per esempio, ci sembra brutale vedere una gazzella inseguita da una leonessa e gioiamo quando questa gazzella riesce a scappare. Ma, come ricordava il citato Maestro Thich Nhat Hanh, nessuno pensa alla leonessa che è rimasta senza cibo. Occorre, quindi, sviluppare una forte compassione anche nei confronti della leonessa che non avendo cibo, non potrà, verosimilmente, né mangiare né sfamare i suoi piccoli.

La Natura è fatta anche così. Esiste una ben precisa catena alimentare che, seppur appaia crudele, ha un suo senso di essere e permette una normale regolazione della natura stessa. Se non ci fossero carnivori che si cibano di erbivori, avremmo un eccesso di questi animali. Quindi, ben venga un equilibrio naturale che permette di regolare il ciclo dell’esistenza nel migliore dei modi.

Ma l’Uomo non si accontenta e rincorre i suoi bisogni mentali

Poi arriva l’Uomo e con la sua presenza sconvolge ogni cosa. Infatti, mentre tutte le specie mangiano solo per soddisfare dei bisogni fisici ben precisi, l’Uomo lo fa, almeno oggi, quasi esclusivamente, per soddisfare i suoi bisogni mentali. Ed essendo una specie più evoluta, il cibo lo produce anche, invece di trovarlo solo spontaneamente in Natura. L’agricoltura e l’allevamento di animali “domestici” ne sono un esempio.

Il problema è che tutto questo andrebbe fatto nel rispetto dell’ambiente. L’Uomo, invece, utilizza l’ambiente a suo piacimento e, rincorrendo i suoi bisogni mentali, arriva a consumare molto più cibo di quello di cui ha realmente bisogno.

Cosa ciò significhi per le specie allevate, lo lascio solo immaginare. Chi ha visto filmati di allevamenti intensivi, sa di cosa sto parlando. Qui gli animali sono tenuti in condizioni disumane, perché l’unico scopo è quello di produrre il più possibile per “forzare” i consumi alimentari.

Così, gli animali vengono stipati in spazi ridottissimi, supernutriti per farli crescere più rapidamente e altro ancora. Vengono sottoposti ad autentiche torture. Per non parlare della produzione di quei cibi che, già in partenza, sono frutto di autentiche torture nei confronti degli animali. Il foie gras (fegato grasso) ne è un esempio.

Ma cosa è il “fegato grasso”? Semplice, il fegato esploso! Pare assurdo ma è così. Per produrlo, infatti, si prende un’oca o un’anatra, le si bloccano le zampe e la si ingozza letteralmente di cibo, con un imbuto, anche meccanico, sino a farle davvero “scoppiare” il fegato. Questo è il “fegato grasso”. Credo che qualcuno, leggendo questo, forse troverà questa preparazione meno appetibile!

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Si vive anche senza fois gras ma…

Ora, fois gras a parte, anche prodotti che noi consumiamo regolarmente sono frutto di autentiche torture. Pensiamo ai vitelli: in molti casi sono allevati tenendoli sempre al buio e nutrendoli con una dieta priva di ferro, impedendo loro al contempo i movimenti, per ottenere quella carne tenera e bianca che le persone cercano.

Credo che quanto descritto si commenti da solo. Uccidere per mangiare può andare bene. In fondo, i nostri progenitori l’hanno sempre fatto e non per questo erano disumani.

Evitare le torture sugli animali, però, credo sia doveroso. Non hanno senso e dovrebbero essere vietate. Possiamo tranquillamente adattarci a mangiare carne meno bianca e tenera ed evitare quei cibi che sono frutto di torture. Avete una vaga idea di quale pessima energia passa da questo tipo di cibo che poi noi mangeremo? Immaginiamoci come potremo essere felici dopo!

Allevamenti più “umani” sono possibili?

In linea di principio, sì. Basterebbe allevare più capi di bestiame e più pollame e avere condizioni più umane degli animali e il gioco è fatto.

Il problema è che su questo Pianeta, tutto si basa sul profitto (purtroppo) che pare essere superiore a qualsiasi altra prerogativa, compresa quella umana. Gli allevamenti intensivi generano molti incassi a chi ne detiene la produzione. E in una società basata fondamentalmente su quello, tutto diviene davvero lecito quanto terribile.

Inoltre, non è possibile coprire l’intera superficie del pianeta con allevamenti, anche se più “umani”. Non c’è lo spazio per farlo. Perché, altrimenti, dove si coltiverebbero le risorse necessarie per gli allevamenti stessi, oltre che per noi?

C’è poi un’altra questione fondamentale: gli allevamenti intensivi sono distruttivi per l’ambiente. Ma di questo parleremo nel prossimo articolo.

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Articolo pubblicato il 11 luglio 2018Categoria/e: Alle radici del b... allevamenti inten... Tag:, , , , , , Visualizzazioni: 1584Permalink: http://www ... bili/
Sergio Ragaini

Articolo di: Sergio Ragaini

Scrittore e divulgatore. Laureato in Matematica, ha sempre visto la Matematica come mezzo per “andare oltre” le percezioni, oltre le...