depressione, disturbo

Depressione: un disturbo dai tanti volti

Scopri come riconoscerli e affrontarli nel modo giusto

Nel linguaggio comune capita spesso di usare il termine “sentirsi depressi” per descrivere uno stato d’animo triste o una sensazione di stanchezza e di svogliatezza che in quel momento ci accompagna. Tuttavia, non sempre si tratta realmente di depressione. Dal punto di vista clinico esistono, infatti, dei parametri che permettono di effettuare una diagnosi precisa per valutare se, in effetti, sia presente un disturbo depressivo o se si tratti piuttosto di una normale fluttuazione dell’umore che non ha implicazioni psicopatologiche.

È importante fare questa distinzione perché, da un lato consente di non spaventarsi eccessivamente per un normale processo psichico di elaborazione di situazioni dolorose (come ad esempio un lutto) o stressanti, dall’altro permette di riconoscere situazioni complesse che segnalano la presenza di un disagio più profondo e limitante che necessita invece di essere affrontato con delle terapie adeguate.

Depressione: quando non scusare il disturbo

Innanzitutto, il concetto di depressione è una categoria generale che non esiste in quanto tale ma è costituita da specifici disturbi che possono differenziarsi, anche nettamente, per quanto riguarda la sintomatologia e l’intensità delle manifestazioni.

Dal punto di vista diagnostico, la depressione comunemente intesa fa parte dei disturbi dell’umore e comprende quattro grandi categorie: disturbo depressivo maggiore, distimia, disturbo bipolare e ciclotimia.

Il disturbo depressivo maggiore si manifesta, sul versante psicologico, con un abbassamento del tono dell’umore che può accompagnarsi alla comparsa di idee di suicidio (o comunque a un senso di inutilità) e di perdita di speranza, oltre che a una svalutazione di sé.

Subentrano, inoltre, un’assenza di vitalità con la sensazione di una totale mancanza di energia, difficoltà a concentrarsi, una persistente scontentezza accompagnata dall’incapacità di provare piacere, l’assenza di interessi, una drammatizzazione eccessiva degli accadimenti (anche normali) della vita quotidiana, aggressività, irritabilità e una fatica a prendersi cura di sé e del proprio corpo. A questo si può associare la comparsa di ansia.

Sul piano somatico si può assistere a un calo dell’appetito con conseguente perdita di peso o, all’opposto, un elevato aumento dell’appetito, dolori articolari, difficoltà nel deglutire o la sensazione di non riuscire a respirare, difficoltà a dormire o ipersonnia durante il giorno, mal di testa, capogiri e un malessere fisico generalizzato.

Per una diagnosi di depressione maggiore devono essere presenti almeno cinque dei sintomi sopra descritti per un periodo di almeno due settimane.

Il disturbo depressivo può anche manifestarsi in una forma più lieve, con gli stessi sintomi ma con una minore intensità, non arrivando a una compromissione della vita della persona così radicale come nel disturbo depressivo maggiore.

Il disturbo distimico si differenzia dal disturbo depressivo per una minore intensità ma per una maggiore persistenza nel tempo, dunque con una caratteristica di cronicità. È caratterizzato dalla presenza di umore depresso quasi tutti i giorni per un periodo di almeno due anni che si accompagna ad almeno due sintomi presenti contemporaneamente, quali: scarso appetito o iperfagia, insonnia o ipersonnia, scarsa energia o astenia, bassa autostima, difficoltà di concentrazione o indecisione, sentimenti di disperazione, aggressività, irritabilità.

Il disturbo bipolare si caratterizza per la comparsa o la ricorrenza di uno o più episodi maniacali o misti. L’episodio maniacale è definito da un periodo di tempo, di almeno una settimana, in cui l’umore è elevato, espansivo o irritabile in modo anormale e persistente, ed è accompagnato dalla presenza di almeno tre dei seguenti sintomi: autostima ipertrofica, diminuito bisogno di sonno, maggiore loquacità, fuga delle idee, distraibilità, aumento dell’attività finalizzata o agitazione psicomotoria, eccessivo coinvolgimento in attività potenzialmente dannose (come ad esempio spendere quantità di soldi eccessive o di cui non si dispone).

Nell’episodio misto avviene un’alternanza tra un episodio maniacale e un episodio depressivo maggiore, dunque un passaggio radicale dall’euforia alla depressione o viceversa.

Il disturbo ciclotimico è un’alterazione dell’umore cronica (almeno due anni), fluttuante, che presenta numerosi periodi con sintomi ipomaniacali (meno intensi rispetto a quelli maniacali) e numerosi periodi con sintomi depressivi.

Sì alle terapie a orientamento psicoanalitico

Come è evidente dalla descrizione delle possibili manifestazioni dello spettro depressivo, esistono forme molto diverse tra loro di ciò che chiamiamo depressione. In ogni caso, ritengo che la diatriba tra una concezione biologica della loro origine e quella psicologica sia sostanzialmente inutile. Ognuno di noi è dotato di un corredo biologico che lo rende più o meno vulnerabile a determinati disturbi, al quale si somma la storia individuale. Entrambi questi fattori interagiscono e non sono considerabili singolarmente.

Sul piano delle terapie, sono numerose le evidenze che dimostrano una buona risposta di questi disturbi alle terapie a orientamento psicoanalitico, che vanno a indagare i fattori profondi del disagio e lavorano su una comprensione e conseguente trasformazione dei processi disfunzionali. Ovviamente bisogna tenere presente che i tempi di cambiamento della mente richiedono periodi piuttosto lunghi per essere efficaci e stabili nel tempo.

Essendo i disturbi depressivi potenzialmente molto invalidanti, può essere necessario intervenire farmacologicamente per alleviare i sintomi e permettere alla psicoterapia di compiere il suo corso. In linea generale, vengono utilizzati farmaci antidepressivi a volte in associazione con ansiolitici e, nel caso dei disturbi bipolari, uno stabilizzatore dell’umore che limiti le oscillazioni estreme e potenzialmente pericolose.

Sebbene le descrizioni diagnostiche servano a dare una rappresentazione globale del funzionamento psicopatologico, credo sia fondamentale tenere presente che sono descrizioni standard. Nel lavoro psicoterapeutico è il singolo individuo che viene preso in considerazione, con tutte le sue specificità e unicità, così da poterlo veramente comprendere e aiutare nel suo processo di cambiamento e cura.

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Articolo pubblicato il 15 giugno 2016Categoria/e: La stanza di Freud Tag:, , Visualizzazioni: 26772Permalink: http://www ... olti/
Christian Lurati

Articolo di: Christian Lurati

Psicologo e psicoterapeuta, specializzato in psicoterapia psicoanalitica dell’adulto (S.P.P.). Lavora privatamente come psicoterapeuta presso lo Studio 12 di Milano, del...