disturbo post-traumatico da stress, trauma

Disturbo post-traumatico da stress (PTSD): quando si manifesta, come riconoscerlo, come affrontarlo

Il disturbo post-traumatico da stress è una condizione clinicamente invalidante più diffusa di quanto possa apparire. Questo disturbo (che indicherò di seguito con la sigla PTSD) si può manifestare dopo che la persona si è trovata coinvolta in una situazione traumatica di estremo pericolo reale o di elevato impatto emotivo, in situazioni violente o catastrofiche. In sintesi, può esordire quando si sperimenta una condizione di serio pericolo per la propria incolumità psichica o fisica.

Disturbo post-traumatico da stress (PTSD): le situazioni più comuni

Nel dettaglio, alcune delle situazioni più comuni che possono essere all’origine di un disturbo post-traumatico da stress (PTSD), sono:
  • esposizione a disastri naturali come terremoti, incendi, alluvioni, uragani, tsunami
  • incidenti automobilistici, rapina, disastri aerei
  • abuso fisico e sessuale oppure maltrattamento e/o trascuratezza nell’infanzia
  • malattie a prognosi infauste
  • guerra, tortura, minacce di morte, coinvolgimento in atti terroristici
  • lutti in cui uno assiste alla morte, oppure se il lutto coinvolge un caro amico o un familiare stretto con causa violenta o come conseguenza di un incidente
  • svolgere un lavoro che aumenta il rischio di esposizione a eventi traumatici (per esempio, militari, agenti di polizia, personale di primo soccorso)
  • essere vittima di bullismo

Il trauma psicologico: una ferita dell’anima

Per meglio definire cosa sia un trauma psicologico possiamo fare riferimento all’etimologia stessa della parola, che deriva dal greco e che significa “ferita”: il trauma psicologico, dunque, può essere descritto come una “ferita dell’anima”, qualcosa che rompe il consueto modo di vivere e vedere il mondo, che ha un impatto negativo sulla persona che lo sperimenta.
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Disturbo post-traumatico da stress (PTSD): i cinque parametri per la diagnosi

1. Esposizione alla situazione traumatica

Affinché si sviluppi un PTSD la persona deve essere stata coinvolta in una situazione traumatica come quelle riportate nell’elenco precedente. Bisogna tenere presente che l’esperienza della condizione traumatica può essere fatta sia in modo diretto che indiretto.

Nel primo caso la situazione traumatica viene vissuta in prima persona mentre nel secondo caso la persona sperimenta il trauma venendo a conoscenza di un evento traumatico violento o accidentale accaduto, per esempio, a un membro della famiglia o a un amico stretto.

È, inoltre, possibile che si sviluppi un disturbo post-traumatico da stress quando la persona viene esposta, ripetutamente, nel tempo a eventi traumatici che coinvolgono altre persone, come può succedere ai primi soccorritori che raccolgono resti umani o agli agenti di polizia esposti a dettagli di abusi su minori.

2. Comparsa di sintomi intrusivi

In seguito all’evento traumatico si presentano dei sintomi intrusivi. Generalmente si manifestano come ricordi involontari ricorrenti e insistenti della scena traumatica oppure sotto forma di sogni spiacevoli che si ripetono nel tempo il cui contenuto e/o le emozioni del sogno sono collegati all’evento traumatico.

Si possono anche presentare delle reazioni dissociative come flashback in cui ci si sente o si agisce come se l’evento traumatico si stesse ripetendo in quel momento al punto da arrivare alla completa perdita di consapevolezza dell’ambiente circostante. Inoltre, possono essere presenti un’intensa o prolungata sofferenza psicologica nonché marcate reazioni fisiologiche all’esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simboleggiano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico.

3. Attuazione dei meccanismi di difesa

In seguito all’evento traumatico, il soggetto tende a sviluppare comportamenti e strategie che gli consentano di evitare in modo persistente tutti quegli stimoli che sono associati con l’evento traumatico. Ciò viene fatto nel tentativo di evitare pensieri, sentimenti e ricordi spiacevoli associati alla situazione traumatica.

Questo fa sì che la persona tenda a evitare anche persone, luoghi, conversazioni, attività, oggetti e situazioni che possono suscitare ricordi spiacevoli, pensieri o sentimenti relativi o strettamente associati al trauma.

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4. Alterazione negativa di pensieri ed emozioni

In seguito all’evento traumatico possono presentarsi delle alterazioni negative di pensieri ed emozioni associate al trauma. È possibile che la persona dimentichi degli elementi importanti dell’evento traumatico o che tenda a sviluppare convinzioni negative esagerate e persistenti su se stessa o sugli altri, arrivando a pensare di essere cattiva, di non potersi fidare di nessuno o che il mondo esterno sia un luogo in assoluto pieno di pericoli.
Si possono inoltre strutturare delle ricostruzioni distorte rispetto alla dinamica dell’evento traumatico, arrivando ad attribuire la responsabilità di quanto successo a se stessi o ad altri, anche quando questo non è giustificato. Esiste, inoltre, la tendenza a sperimentare stati emotivi negativi, provando sentimenti persistenti di paura, orrore, rabbia, colpa o vergogna, associati a una marcata riduzione di interesse per attività in precedenza vissute come piacevoli, oppure vivendo sentimenti di distacco o di estraneità verso gli altri o incapacità di provare emozioni positive come felicità, soddisfazione o sentimenti d’amore.

5. Aumento della reattività

La persona con un disturbo post-traumatico da stress (PTSD) manifesta un aumento marcato dell’attivazione e della reattività a stimoli associati all’evento traumatico. Ne consegue una marcata irritabilità con esplosioni di rabbia senza che esista un evento che ne giustifichi la presenza.
Queste manifestazioni spesso si presentano nella forma di aggressione verbale o fisica nei confronti di persone o di oggetti o con comportamenti spericolati, autodistruttivi, un’ipervigilanza associata a risposte eccessive ai segnali di allarme, oltre che problemi di concentrazione e disturbi del sonno.

Disturbo post-traumatico da stress (PTSD): la diagnosi

Affinché sia possibile fare una diagnosi di disturbo post-traumatico da stress, i sintomi sopra descritti devono essere presenti da almeno un mese e devono comportare un disagio clinicamente significativo o una compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
È, inoltre, frequente che le persone che soffrono di un PTSD presentino, in associazione, anche altre problematiche, quali:
  • ansia
  • depressione
  • disturbi del comportamento alimentare
  • problemi specifici del sonno
  • somatizzazioni
  • abuso di sostanze e altre dipendenze comportamentali

Disturbo post-traumatico da stress (PTSD): come affrontarlo

Il disturbo post-traumatico da stress è una condizione che, oltre a generare un elevato livello di sofferenza psichica, può compromettere seriamente la vita relazionale e lavorativa della persona. Per questo motivo è necessario che venga correttamente e rapidamente diagnosticato, così da permettere alla persona che ne è affetta di essere presa in carico da uno specialista per pianificare un trattamento adeguato.
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La psicoterapia a orientamento psicodinamico

Per il trattamento del PTSD è stato dimostrato quanto sia efficace integrare una psicoterapia a orientamento psicodinamico che, attraverso una tecnica psicoterapeutica specifica, l’EMDR (Eyes Movement Desensitization and Reprocessing), consente di comprendere e di esplorare in modo approfondito i vissuti traumatici, così da poterli ricollocare al di fuori di una continua ripetizione intrusiva e immodificabile.

Questa tecnica riesce, infatti, a recuperare gli elementi traumatici che sono stati scissi e che lavorano al di fuori della consapevolezza del soggetto. I ricordi, o vissuti, sono come bloccati al di fuori del tempo e agiscono facendo sentire la persona come se fosse ancora là dove ha subito il trauma, facendole “rivivere” continuamente l’evento traumatico e provocandole tutte le emozioni, le sensazioni e i pensieri negativi esperiti in quel momento.

L’EMDR lavora in modo che i ricordi e i vissuti a essi collegati, vengano ricollocati nella dimensione passata: questo permette di rielaborare gli eventi e le relative conseguenze psichiche in maniera completa, facendo sì che la persona non sia più costantemente attivata dagli stimoli presenti come se fossero reali pericoli e riattualizzazioni del passato.

In sintesi, l’EMDR riattiva l’innato meccanismo di elaborazione delle informazioni presente nel nostro cervello, in modo da integrare le informazioni relative all’evento traumatico all’interno delle reti mnestiche del nostro cervello, rendendolo “digerito”, cioè ricollocato in modo adattivo all’interno della nostra capacità di elaborare l’accaduto.

L’EMDR attua, quindi, anche un processo di desensibilizzazione rispetto agli stimoli traumatici, oltre che consentire di disporre di materiale, sia emotivo, sia cognitivo, sia di attivazione fisiologica, altrimenti difficilmente accessibile per la psicoterapia classica.

In alcune situazioni, essendo presenti, come descritto sopra, in concomitanza con il PTSD disturbi depressivi o d’ansia, durante la fase acuta della sintomatologia può essere indicato un trattamento psicofarmacologico.

 

Il presente articolo è stato scritto dal dott. Christian Lurati e dalla dott.ssa Arianna Banfi, psicologi e psicoterapeuti presso Studio12 di Milano.

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Christian Lurati

Articolo di: Christian Lurati

Psicologo e psicoterapeuta, specializzato in psicoterapia psicoanalitica dell’adulto (S.P.P.). Lavora privatamente come psicoterapeuta presso lo Studio 12 di Milano, del...