bioenergetica

Psicoterapia bioenergetica: come prenderci cura delle nostre emozioni e del nostro corpo – Parte II

Riprendiamo l’intervista della scorsa settimana a Elisa Balconi, psicoterapeuta, specializzata in Psicoterapia Bioenergetica, giornalista e scrittrice.

La bioenergetica (qui la prima parte dell’articolo) è una terapia che ci permette di ri-contattare le nostre emozioni più profonde, quelle connesse all’energia vitale che si esprime attraverso di esse.

Le emozioni sono forze istintive, fisiche e psichiche, che attraversano il nostro corpo, ogni minuto e secondo della nostra vita, a partire dalla nascita e ancor prima! Il contatto energetico con la nostra realtà fisica si definisce radicamento (Grounding) e rappresenta la crescita nella vita di ognuno di noi.

Bioenergetica: ritrovare, con rispetto, il contatto con il corpo

Nella tua esperienza che risultati si hanno dopo una terapia bioenergetica? Quale l’obiettivo che ci si pone all’inizio e quale quello raggiunto?

Molte persone mi portano un malessere, altre intraprendono una psicoterapia corporea per conoscersi, ma comunque tutto parte da un blocco, che può essere mentale; per esempio, l’attacco di panico. E, allora, mi blocco a guidare, mi blocco a prendere un treno, mi blocco a salire su un aereo, mi blocco se non ci sono i finestrini. Sarebbe necessario che tutti ragionassero con il corpo, che è scomodo, ti fa sentire, è potente. […] Ho deciso di studiare bioenergetica proprio perché sentivo che io stessa avevo delle rigidità. Nel momento in cui l’ho conosciuta, ho detto: «Ma come? Allora non è normale non sentire il corpo, non è giusto!».

 

È stata difficilissima per me la scuola di psicoterapia. Ero sempre l’ultima. Mi dicevo in continuazione: «Elisa respira, Elisa piega le ginocchia, Elisa lasciati andare!». L’ho fatta a Roma e ho sentito questa grande differenza: il romano è più fisico, caloroso, mi vedevano e mi abbracciavano, hanno meno paura del contatto.

Al nord lo temiamo maggiormente… Passiamo molto tempo nella testa ad ascoltare la mente… Perché quando abbracci una persona succedono delle cose nel corpo… Difficili da gestire emotivamente…

Ho fatto la scuola con un mio insegnante napoletano che mi abbracciava con entrambe le braccia, mentre il mio modo era toccargli la spalla (pat, pat!). E lui mi ha detto: «Che è sta roba! Tocca!».

Ah si può?

È un’esplosione di vitalità e di gioia!

Però se non sai che c’è quella roba lì, perché i genitori ti hanno insegnato che non si fa, tu vivi senza quella roba lì, compensando un sacco di segnali che arrivano dal corpo trattenuto.

Sì, li taciti. Poi però il corpo cerca la sua strada e, in qualche modo, ti fa arrivare dei segnali, per esempio proprio attraverso un blocco.

Banalmente un mal di testa, le tensioni muscolari, quando dicono: «Oggi c’ho la cervicale!». La cervicale ce l’abbiamo tutti! Altrimenti non avremmo la spina dorsale!

Però sento la cervicale che mi duole! E lì sono tutte tensioni muscolari che diventano contratture strutturate nel corpo.

Perché il corpo che non lascia mai andare tutto quello che impatta a livello emotivo, finisce per somatizzare il disagio interiore e, se trascurato, può arrivare ad ammalarsi.

Tipicamente, a livello emotivo e simbolico, il dolore alla cervicale è la responsabilità. Ho proprio il peso del mondo qua, sulle mie spalle.

bioenergetica

Sintomi del malessere nel corpo e bioenergetica: significato profondo

Cosa ne pensi Elisa di tutte queste neuropatie che emergono in questi tempi e che, una volta indagate, non trovano riscontro in alcuna malattia?

Il male alle gambe per esempio: si svegliano una mattina e non riescono più a scendere dal letto e non vi è alcuna diagnosi fisiologica.

Mi hai fatto venire in mente che, alcune persone, arrivano spesso alla bioenergetica dopo aver fatto un percorso clinico, medico, in cui hanno fatto tutti gli esami possibili e immaginabili e a livello fisico non c’è niente, però: «io questo dolore ce l’ho sempre…». E che dolore è? Cominciamo ad ascoltarlo. Dolore nelle mani? Può essere una paura di fare, di agire. È ovvio che non si può generalizzare. Dolore ai piedi? Non ho infiammazioni, non ho le spine di Cristo, non ho la fascite plantare, non ho niente, eppure ho sempre male ai piedi. È la paura di andare. Ma dove?

 

Procedere è un Pro-cadere, tu devi lasciarti andare, nel camminare ti prendi il rischio di andare nel vuoto, in quel momento tu ti squilibri, metti giù un piede e poi ancora, cambi il tuo equilibrio e procedi ancora. È pericoloso per l’essere umano camminare, non abbiamo quattro zampe, è rischioso e ti devi prendere quel rischio. Quando il corpo si blocca, quando il corpo si irrigidisce, c’è una paura di procedere.

E ti è capitato che alcuni disturbi di questo tipo, per esempio dolori muscolari, si siano risolti dopo un percorso di bioenergetica?

Sì, soprattutto dolori intercostali, legati quasi sempre allo stress, dolori di pancia. L’emozione va nella pancia.

I bambini hanno spesso mal di pancia…

Le afte in bocca…

Le afte per esempio che cosa sono, cosa possono significare?

Ognuno ha la sua storia. Non c’è un sintomo che ha un significato uguale per tutti. Alcuni vengono e mi dicono: «Ho l’attacco di panico, dimmi perché mi viene l’attacco di panico, cosa devo lasciar andare, così guarisco». La risposta è: «Ci devi arrivare tu». […] Per le afte, tipicamente, è qualcosa di non detto, che ha a che fare con il trattenere, che ha a che fare con la rabbia, persone che non parlano, non dicono, problemi alle corde vocali, il nodo in gola, questo pianto che non vuole uscire, trattenuto; ogni area ha una sua spiegazione ma non sempre è così, solo a grandi linee. Anche il pianto è di gioia, la commozione.

bioenergetica

La bioenergetica è liberatoria…

Ti è capitato di assistere a un processo particolarmente liberatorio (il mio in questa sede lo lasciamo stare!)?

Per ognuno, quando entra in contatto con il corpo, è liberatorio in qualche modo! A volte escono cose belle, altre volte cose meno belle. Sono le emozioni che avevi dentro.

Ma è sempre bello anche quando escono le cose brutte, perché è una liberazione.

Come diceva mio nonno, che aveva la seconda elementare, nella sua semplicità: «Fuori è più grande che dentro». Una volta che esce, dentro lo riempi di cose belle, non resta il vuoto.

Ricordo la palla di gommapiuma. Quanto era grande? Ogni volta cambiava la dimensione percepita dal corpo.

La palla è un altro strumento, si può utilizzare in molti modi, anche per le persone che hanno il groppo in gola. Quando ti lasci andare prendi la forma della palla e c’è un’apertura che viene fuori, all’inizio spaventa. Anche lì ci vuole delicatezza.

Quanto dura in tutto una seduta di bioenergetica?

45 minuti, fa parte del setting fisso se è classica, poi se è d’emergenza sotto le tende, diventa un’altra cosa.

Quale è il dono più grande che ti ha portato questa disciplina?

Il contatto con le mie emozioni, la possibilità di piangere.

Che bella questa cosa, l’emozione è arrivata anche a me…

Ma anche consolatoria!

Mi ricordo a scuola, mi emoziono ancora ora a pensarci! Ricordo la prima volta che a scuola ho pianto davanti a tutti, per me era impossibile piangere davanti agli altri. Era il 2006, era appena morto il nonno ma era un sentimento privato, mio e quindi non mi sognavo di piangere. Vado a scuola a piangere? No, vado a scuola per imparare e c’era un insegnante particolarmente anziano che ha abbracciato una ragazza per salutarla. Lì era logico usare il corpo e io ho cominciato a piangere.

 

Mi si è aperto un varco e a un certo punto cercavo di dirmi: «Riprenditi, che vergogna!». Ma poi sono andata oltre, ero in un ambiente protetto, c’era la mia classe e mi sono sentita accettata, non giudicata, ognuno ha portato la propria esperienza ed emozione, si sono commossi. E io, finalmente, ho potuto dire: «Oh, è morto mio nonno e io a mio nonno gli volevo bene!». Ho tirato fuori la disperazione. Perché io razionalmente mi dicevo: «I nonni erano anziani, i nonni muoiono e io non ho bisogno di farne una tragedia per niente».

Il lutto è un fatto privato, bisogna avere dignità.

Mi dicevo che non era mica morto un bambino. Lì sì che si piange. Un nonno anziano è nella natura delle cose, questa è la testa, ma io la disperazione ce l’avevo dentro e da lì posso pensare a mio nonno con la consapevolezza di aver finalmente elaborato quel lutto.

bioenergetica

Bioenergetica: le lacrime, anche di gioia, sono le benvenute!

E se anche ti vengono le lacrime ci puoi stare, perché te le puoi permettere.

E ben vengano!

Mi viene da aggiungere che, a volte, è difficile piangere con se stessi, figurati con gli altri, a volte non ce lo si permette neppure nel privato, perché ti senti debole, fragile. Per me ora è molto più facile piangere dopo aver fatto il mio percorso di bioenergetica..

Ho una ritualità tutta mia, e quando sento che ho bisogno di piangere e sono sola, la metto in atto ed è come girare un interruttore e dopo sto meglio ma questo l’ho imparato dopo il percorso di bioenergetica, perché prima era molto difficile per me anche privatamente permettermi, se sentivo in quel momento un grande dolore che non sapevo da che parte arrivava, di ascoltarlo, di riconoscerlo, e di lasciarlo andare con il pianto.

Perché lì interviene la testa: che cosa piangi a fare, che non c’è niente da piangere?

Perché questa cosa ti fa piangere? Non è successo niente e invece lì c’è tanto da piangere, o magari poco, ma c’è da piangere!

E bisogna ascoltarlo.

Grazie Elisa.

bioenergetica

Elisa Balconi.

I benefici che la bioenergetica mi ha portato

Quando ho intrapreso il cammino di bioenergetica ricordo che ero convinta di aver risolto con la rabbia, di averla contattata ed esplorata a sufficienza, ma così non era.

Attraverso questa disciplina, seduta dopo seduta, ho scoperto i miei confini, ho toccato con delicatezza ma anche con forza, le parti di me che ‘trattavo male’ durante il giorno o da tutta una vita; ho dato il giusto spazio e riconoscimento alle emozioni trattenute (rabbia, tristezza, dolore, vergogna, gioia), per abitudine e schemi mentali consolidati nel tempo o solo per quella giornata, nel timore di essere giudicata dagli altri e meno amata, accettata, se mi permettevo di esprimere davvero ciò che provavo.

E il mio corpo, giorno dopo giorno, si ri-trovava, la muscolatura si distendeva, le contratture di stato (quelle più antiche) si allentavano e quelle di tratto (recenti) si facevano sentire solo saltuariamente. Il mio cuore era più leggero e la mia pancia più morbida, distesa e, insieme allo stomaco, mi faceva sempre meno male; mi sentivo meno rigida e più disponibile al contatto con gli altri, nel quotidiano e ad accogliere la vita nella sua interezza, in generale.

Questi sono solo parte dei benefici che ho sperimentato, ma è sufficiente per mostrarvi una finestra, che potrete aprire sulla possibilità di stare meglio, nel corpo e nella mente, anche senza farmaci.

Grazie a ognuno di voi Argonauti, perché ogni conquista che uno di noi fa, con coraggio e determinazione, vale per tutti e ci fa crescere insieme!

Riferimenti e approfondimenti

  • Corsini RJ e Wedding D. Psicoterapia. Teorie, tecniche, casi. Collezione di psicologia. Ed. Guerini e Associati.
  • Lowen A. Bioenergetica. Ed. Feltrinelli
  • Lowen A. Il Linguaggio del Corpo. Ed. Feltrinelli
  • Reich W. La funzione dell’orgasmo. Ed. Il Saggiatore
  • Balconi E. Il comportamentismo. Alla scoperta della natura delle azioni dell’uomo. Ed. Xenia
  • Elisa Balconi
DMCA.com Protection Status
Articolo pubblicato il 7 febbraio 2018Categoria/e: Frammenti di luce andare Tag:, , , , , , , , , Visualizzazioni: 1116Permalink: http://www ... ca-2/
Paola Campanati

Articolo di: Paola Campanati

Da piccola mi chiedevo perchè la sofferenza affliggesse gli umani: ho trascorso i miei primi 40 anni a cercare risposte,...