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Gli allevamenti intensivi sono una minaccia per l’ambiente. Consumare pesce può essere la soluzione?

Nel precedente articolo abbiamo visto come i consumi alimentari attuali siano impossibili da sostenere. Oggi ci preoccupiamo, invece, di esaminare come la produzione di determinati cibi, quali quelli frutto di allevamenti intensivi, possa diventare una vera e propria minaccia per l’ambiente in cui viviamo. Appare, dunque, sempre più chiaro come un cambio di alimentazione sia di vitale importanza per la sopravvivenza della nostra specie e del Pianeta stesso in cui viviamo.

Sergio Ragaini

 

Allevamenti intensivi: una minaccia per l’ambiente

Consideriamo un dato, che credo sia piuttosto evidente. Ne parlano anche i coniugi Miller nel libro “Cibo per la mente”: in mezz’ettaro di terra si potrebbe coltivare tutto quanto serve per sfamare una famiglia di quattro persone per un anno. Se, però, la famiglia mangia anche carne, lo spazio necessario diviene dieci volte maggiore.

Quindi, la carne “costa” in termini di spazio. Allevare richiede spazio e non solo: dove si alleva, non ricresce nulla per anni. Quindi, lo spazio dedicato agli allevamenti è spazio, in qualche modo, “tolto” all’agricoltura. La necessità di spazio è, però, solo uno dei problemi che l’allevamento comporta; problema che alcuni hanno deciso di “risolvere” semplicemente… non portando mai fuori il bestiame. Ma questa è pura tortura! Costringere un animale, per tutta la vita, in uno spazio di pochi metri quadrati, sempre fermo e senza vedere mai la luce del sole “dal vivo”. Stiamo scherzando?? Eppure, per i vitelli lo si fa già: le loro condizioni di allevamento sono “inumane”.

Allevare bestiame costa!

Se, invece, si decide di fare pascolare il bestiame all’aperto, il problema spazio risulta ben evidente. Ma quanto costa, davvero, in termini di risorse, allevare del bestiame? Tantissimo. Soprattutto se lo scopo non è solo la produzione di latte e formaggi ma, soprattutto, la produzione di carne.

In questo caso, se consideriamo l’alimentazione base di un bovino, in termini di cereali e non solo, questa è molto, molto superiore a quella necessaria al consumo umano. Possiamo fare una stima: le risorse necessarie a sfamare un bovino per produrre solo 100 grammi di carne, basterebbero a sfamare dalle 8 alle 10 persone. Stupiti? Eppure è così!

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Un piccolo esempio che rende bene l’idea

Pensiamo a una tavolata di persone che mangia allegramente della carne alla brace. In ogni piatto ci sono circa 200 grammi di carne, almeno. Supponiamo che la tavolata sia composta da 15 persone (una tavolata media di amici). Facciamo i conti: 200 grammi per persona vuol dire che con le risorse necessarie per produrre quella carne si sfamerebbero 16 persone. Moltiplichiamo questo dato per 15 e otteniamo… 240! Con le risorse necessarie a produrre il cibo per quella tavolata si sfamerebbero 240 persone.

Qualcuno potrebbe arricciare il naso. Eppure è così. Con le risorse necessarie a produrre la carne che sta permettendo a quelle persone di divertirsi in allegria, potremmo sfamare 240 persone. E loro stanno mangiando in 15 e poi mangeranno altro!

Per portare qualche dato, possiamo dire che circa il 70% della produzione mondiale di cereali è destinato agli allevamenti e che il 25% della superficie terrestre è destinata anch’essa a ospitare allevamenti. Nel 1970 i capi di bestiame allevati sul nostro Pianeta per scopi alimentari erano circa 9 miliardi; alla fine del 2015, quindi solo 45 anni dopo, questi erano 26,7 miliardi: quasi il triplo. Cosa significa? Spazio (tolto all’agricoltura) e risorse triple necessarie per il loro mantenimento!

È chiaro che una situazione del genere non è sostenibile in un Pianeta la cui popolazione cresce sempre di più. E non si può certo pensare di risolverla ripiegando sulle agricolture intensive e sulle monocolture. Anche queste sono una minaccia per l’ambiente: distruggono il territorio e l’ecosistema, rendendo la produzione inferiore, quando invece dovrebbe essere superiore.

Allevamenti intensivi: vogliamo parlare del consumo di acqua e dell’inquinamento dell’aria?

Un bovino di taglia media consuma circa 1000 volte l’acqua che consuma una persona. I dati in nostro possesso indicano che per produrre un chilo di carne occorrono sino a 15.000 litri d’acqua, contro i circa 2000 in media necessari per produrre un chilo di vegetali. I dati affermano altresì che circa 1/3 delle risorse idriche mondiali sono destinate agli allevamenti.

Ora, considerando la penuria idrica attualmente presente sul Pianeta (l’acqua scarseggia in molte zone) e l’aumento della popolazione, un giorno, nemmeno troppo lontano, nelle città qualcuno aprirà l’acqua e scoprirà che non scende nemmeno una goccia: tutta l’acqua sarà consumata dagli allevamenti!

Ma l’impatto sull’ambiente, la cosiddetta “piramide rovesciata”, non si limita a questo, bensì va ben oltre! E va all’aria che noi respiriamo e che “respira” il nostro pianeta. Gli allevamenti intensivi, infatti, inquinano moltissimo. Molto più di quanto si possa pensare.

Un peto vi distruggerà!

Al di là della battuta, c’è una profonda verità in questa affermazione. I bovini, infatti, è proprio così che emanano metano, ammoniaca e altri gas tossici; per non parlare poi dei prodotti di scarto di questi allevamenti intensivi, non sempre smaltiti immediatamente. L’inquinamento prodotto da un allevamento intensivo può essere, dunque, davvero notevole.

Cambiare dieta agli animali può essere la soluzione? Sì, ma solo in parte, perché il numero di capi di bestiame allevati purtroppo aumenta sempre di più, per far fronte ai sempre crescenti consumi di carne.

Quando mangiate carne, quindi, soprattutto se ne mangiate in eccesso, pensate anche a questo! Pensate a come il vostro consumo “impatta” sull’inquinamento ambientale e sul depauperamento di risorse, altrimenti utilizzabili per migliorare la nostra vita.

Cercare consumi più etici e meno devastanti per l’ambiente è, dunque, fondamentale. Siete d’accordo?

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Allora, il pesce va bene? Non del tutto!

Il pesce si pesca, quindi appare etico! In fondo, si può pensare, qui non si alleva, si pesca soltanto! Almeno in apparenza, con la pesca si torna al discorso che facevamo in precedenza, ovvero mangiare cibo non più “artificiale” ma naturale. Ma non sempre lo è.

Quando pensiamo alla pesca, infatti, spesso pensiamo alla persona che esce con la barchetta di notte per pescare quello che gli serve per la giornata. Magari fosse ancora così! La brutta notizia è che, oggigiorno, anche la pesca avviene in maniera intensiva, esattamente come l’allevamento di animali da macello.

Ma pesca intensiva significa… danno all’ecosistema marino. Senza dimenticare che la superficie acquatica del Pianeta non è infinita e le risorse ittiche non sono infinite. Bastano sicuramente per un consumo consapevole, ma non per il consumo che noi stiamo imponendo al Pianeta. Non a caso, alcuni tipi di pesce, alcune specie, iniziano già a scarseggiare. Una di queste è il tonno, soprattutto di alcune qualità.

Ma è proprio tutto “naturale” il pesce che assumiamo nella nostra alimentazione?

Niente affatto! In questi relativamente ultimi anni, per ovviare al problema delle crescenti richieste di pesce, e anche per abbattere i costi, è stata trovata un’apparente soluzione: l’allevamento ittico. Vale a dire: le specie che anni fa si pescavano in maniera “selvaggia”, in mare aperto, oggi si allevano.

Il salmone è stato il primo in tal senso, ma oggi anche i merluzzi, i branzini, le orate, per esempio, si allevano e diverse altre specie seguiranno, di sicuro, nel tempo a venire. Gli allevamenti di pesce avvengono solitamente in mare, in zone, per così dire, “cintate”, o in grosse “vasche” solitamente naturali (ma non sempre tali!), dove i pesci passano la vita nuotando in spazi piuttosto limitati, in attesa di essere pescati e mangiati.

Il pesce di allevamenti intensivi almeno è buono e di qualità?

Qui le voci sono contrastanti. C’è chi afferma che il pesce di allevamento è ottimo, di grande qualità. Una qualità paragonabile a quella del pescato “selvaggio”. C’è chi, invece, sostiene che gli allevamenti intensivi, seppur ittici, siano strutture in cui i pesci vivono in condizioni assurde, dove non c’è alcuno smaltimento dei reflui. Il che vorrebbe dire che i pesci nuotano, per tutta la vita, in vasche con i loro escrementi!

Qualcuno sostiene anche che i pesci di allevamento abbiano un colore molto “pallido” e che questo colore venga loro dato da sostanze come la xantina. Per colorare di rosso si usa una particolare xantina, la luteina che è di origine naturale (i fiori Tagetes, coltivati in Africa, Asia e Oceania, sono la maggior fonte naturale di luteina). La xantina sembra avere proprietà antiossidanti e quindi non tossiche. Ma è proprio sempre così, soprattutto quando utilizzata in eccesso e prodotta in maniera non naturale?

Tornando al discorso precedente, quale la verità? Non lo sapremo mai, credo! Avremo solo voci contrastanti! Una voce più autorevole, quella di Franco Fassio, dell’università del “gusto” di Pollenzo (Cuneo), che ho avuto il piacere di conoscere a Bergamo Scienza 2017 (edizione in cui il consumo sostenibile è stato un argomento importante), afferma che il pesce di allevamento va evitato, in quanto la sua qualità e i metodi con cui viene allevato sono davvero “dubbi”.

Questa voce autorevole potrebbe far pendere l’ago della bilancia dalla parte dei detrattori. O, almeno, di quelli che pongono qualche punto interrogativo sul pesce di allevamento. Punti interrogativi che potrebbero crescere pensando a come vengono alimentati i pesci di questi allevamenti intensivi, che non è certo con il cibo che questi pesci potrebbero procurarsi in natura. Sovente, poi, vengono utilizzate anche sostanze che ne accelerano il processo di crescita, in modo da renderli, il prima possibile, una “ricchezza monetizzabile”.

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Il pesce di allevamenti intensivi presto sarà una necessità

Il pesce “selvaggio” comincia a scarseggiare e costa tantissimo. E, purtroppo, gli allevamenti non sono fatti, come si potrebbe auspicare, per ripopolare l’ambiente, ma per far fronte al crescente consumo di pesce.

C’è però da chiedersi se questi allevamenti intensivi davvero “funzionino”. Infatti, tornando al discorso alimentazione, una parte dei mangimi che vengono somministrati è costituita da farine di pesce. E per produrre queste farine il quantitativo di pesce necessario è superiore a quello prodotto. Di quanto non è ben certo: qualcuno afferma addirittura 1 a 5: un dato che appare eccessivo, ma che va considerato.

Per produrre pesce abbiamo bisogno di pesce

Forse un giorno avremo allevamenti per alimentare altri allevamenti. La qual cosa appare davvero assurda. Inoltre, la mia sensazione è che questo pesce di allevamento non abbia in realtà le caratteristiche del pesce “selvaggio”. D’altronde, come potrebbe averle, visto che è stato sempre in cattività? Può avere gli stessi principi nutritivi del suo “gemello” vissuto in maniera libera? Su questo ho diversi dubbi.

Inoltre, come vi ho già raccontato nell’articolo su “Cibo e comportamento”, noi non mangiamo solo la componente “fisica” del cibo, ma mangiamo anche tutta una componente “energetica”, relativa a quello che quel pesce è. Che energia può trasmetterci un pesce tenuto per tutta la vita in cattività e per il quale la morte è quasi una sorta di liberazione? Giudicatelo voi!

Anche il pesce, quindi, lascia forti interrogativi sull’impatto ambientale. Le cosiddette “sciabighe” dei miei ricordi di bambino, così si chiamavano nelle Marche le reti che venivano tirate a riva con l’aiuto delle persone, con il pesce venduto poi direttamente, freschissimo, oggi sono solo un ricordo. E, se si continua così, lo sarà anche la pesca: l’unico pesce che si potrà mangiare sarà quello di allevamenti intensivi. A patto, naturalmente, di evitare anche le farine di pesce e nutrire i pesci con mangimi completamente sintetici.

Prevediamo, dunque, un futuro con mari senza vita, dove l’unica vita sarà quella degli allevamenti di pesce? Speriamo di no! Anche perché ne seguirebbe rapidamente un Pianeta senza vita! In fondo, tutto è collegato, e la mancanza di vita nell’acqua causerebbe molto presto mancanza di vita sulla superficie del nostro Pianeta!

Ci sono alternative percorribili? Come fare per evitare tutto questo? Ne parleremo nel prossimo articolo.

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Articolo pubblicato il 18 luglio 2018Categoria/e: Alle radici del b... allevamenti Visualizzazioni: 2003Permalink: https://ww ... ione/
Sergio Ragaini

Articolo di: Sergio Ragaini

Scrittore e divulgatore. Laureato in Matematica, ha sempre visto la Matematica come mezzo per “andare oltre” le percezioni, oltre le...