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Guarire da soli: utopia o realtà?

Assumere un farmaco quando si sta male è sempre cosa buona e giusta?

Una delle equazioni della medicina occidentale è spesso: malessere = farmaco. Si pensa, quindi, che il fisico non sia in grado di guarirsi da solo. Ma è proprio così? E fino a che punto? Iniziamo con oggi una serie di articoli che ci guideranno nella comprensione che guarire da soli è possibile e le cure migliori sono proprio quelle che stimolano questa capacità, da sempre dentro di noi.

In questa primo articolo ci occuperemo di un problema piuttosto importante: quando assumere o meno un farmaco. Un farmaco può salvare la vita, ma deve essere utilizzato nella maniera corretta. E, soprattutto, non farlo diventare il “sostituto” di un lavoro più profondo, che possa portare effetti duraturi.

Sergio Ragaini

Assumere un farmaco è sempre salvifico oppure no?

Uno degli assiomi che appare nella Medicina Occidentale è il seguente: quando si sta male, occorre assumere un farmaco per far sì che si possa stare meglio. Alcuni pensano che, senza farmaci, non siamo in grado di rimetterci in forma. Molte persone seguono pedissequamente questo ragionamento e, ogniqualvolta hanno il minimo problema di salute, corrono subito ai ripari assumendo un farmaco.

La prima riflessione che proporrò, allora, è proprio relativa all’utilizzo dei farmaci. Quando un farmaco può essere salvifico ed è corretto utilizzarlo? Quando, invece, la sua azione diventa solo dannosa e cronicizzante di un problema?

Medicina Occidentale? Perfetta per un Pronto Soccorso!

In presenza di una situazione di emergenza o di imminente pericolo, assumere un farmaco permette all’emergenza di essere rapidamente allontanata. In questo tipo di situazione il farmaco è dunque perfetto, perché agisce velocemente e contiene il possibile danno all’organismo.

Facendo un esempio, se una persona si trovasse in una casa che sta bruciando e non avesse acqua, ad eccezione di grossi secchi di acqua sporca, mai penserebbe che quell’acqua gli sporcherà le pareti! Se non la si usasse, il danno sarebbe sicuramente maggiore!

Quindi, la medicina occidentale allopatica, ogni volta che si verifica qualche emergenza immediata, è perfetta. Occorre, in quel momento, prendere coscienza che l’emergenza va affrontata come tale. Il problema è… Cosa fare dopo che l’emergenza è passata? Generalmente, quando la situazione critica è stata allontanata, la persona viene spesso trattata ancora come se fosse in emergenza.

Uno dei difetti della Medicina Allopatica, infatti, è quello di trattare una persona come se fosse costantemente in una situazione “critica”, anche quando questa situazione è ormai acqua passata. In questo modo, ciò che accade è che la malattia si “cronicizza”, la persona diviene dipendente dai farmaci per tutta la vita e a dosi sempre maggiori!

Occorre, dunque, lavorare sulle cause che hanno generato un determinato problema anziché trattare gli effetti, così da evitare che il problema possa peggiorare e la situazione si aggravi sempre di più (puoi approfondire leggendo “Cause ed effetti delle malattie: quali relazioni?”; “Sostituire o correggere? Scopriamo i minerali!”).

Farmaci

Un farmaco somministrato in maniera continuativa può diventare inefficace?

Prendiamo in considerazione il trattamento del disturbo depressivo (che abbiamo già affrontato nell’articolo sulla Medicina Ortomolecolare), con gli “Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina” (SSRI). Questi farmaci agiscono impedendo alla serotonina (neurotrasmettitore responsabile dell’umore) di essere riassorbita nello spazio tra i neuroni.

Questo meccanismo molto sofisticato ha però un grosso limite: non va a cercare la causa che determina la scarsa produzione di serotonina, ne impedisce semplicemente il riassorbimento. Tale causa continuerà, quindi, ad essere presente richiedendo dosaggi sempre più alti del farmaco.

Il rischio, inoltre, è che il nostro organismo, essendo intelligente (questo è un elemento molto importante!) si renda conto (prima o poi) che la serotonina in realtà c’è (visto che il suo riassorbimento viene inibito) e ne diminuisca o addirittura ne sospenda la produzione. Quando questo dovesse accadere, anche i farmaci potrebbero non sortire più alcun effetto, rendendo il problema di salute non solo inguaribile, ma anche intrattabile.

I farmaci psichiatrici (ansiolitici, antidepressivi, antipsicotici, stabilizzatori dell’umore) sono tutti pensati per situazioni di emergenza. E per quello sono stati ideati. Situazioni specifiche, circoscritte nello spazio e nel tempo, per le quali questi prodotti funzionano molto bene, sino a farli ritenere, da alcuni specialisti, una “benedizione”. E talvolta lo possono davvero essere!

Un esempio pratico

Un’amica ha la figlia che soffre di attacchi di panico. Questi sono improvvisi, fortissimi, insorgono senza un apparente motivo (naturalmente apparente!) e sono incontrollabili. Un giorno, questa amica era in auto con la figlia, la quale ha avuto un improvviso attacco di panico.

La mia amica si è, quindi, recata al pronto soccorso del più vicino ospedale dove, alla ragazza, sono state somministrate 40 gocce di En (circa 1,5 mg di clordimetildiazepam, pari a 3 compresse da 0,5 mg.). Scelta perfetta e del tutto corretta: questo era il modo più veloce e, tutto sommato, sicuro per trattare una situazione che, altrimenti, sarebbe stata incontrollabile.

Il problema si sarebbe presentato se fosse stato deciso che questa situazione era “permanente” e la ragazza fosse stata trattata in questo modo per un tempo indeterminato. L’effetto sarebbe stato di forte assuefazione e dopo qualche tempo avrebbe reso quasi inutile l’impiego del farmaco.

La gestione farmacologica delle situazioni di emergenza deve pertanto essere ben distinta da quella routinaria che, in genere, può essere gestita anche con altri tipi di terapie (quella Ortomolecolare, ad esempio) e dosaggi molto più bassi.

Farmaci-utilizzo-eccessivo

Utilizzo eccessivo di farmaci: quando la cura è più pericolosa del problema

Consideriamo il caso dell’ipertensione: se una persona ha valori pressori superiori a una certa soglia, con forti sintomi, un prodotto per abbassare velocemente la pressione non solo è utile ma, nei casi in cui ci sia un pericolo immediato, addirittura, salvifico.

Anche in caso di febbre, quando questa è superiore a 39 gradi, tenerla può significare pericolo per la salute e l’integrità psicofisica e va, quindi, abbassata anche piuttosto velocemente.

Nelle situazioni in cui i sintomi sono davvero pericolosi e siamo in presenza di parametri molto “sballati”, questi vanno repentinamente corretti. Il non farlo compromette fortemente la salute. In altri casi, invece, questi parametri non sono poi così pericolosi come vorrebbero farci credere.

Nel libro Farmaci che ammalano e case farmaceutiche che ci trasformano in pazienti, gli Autori citano molti problemi legati a situazioni di questo tipo. Tra questi casi c’è l’ipertensione. Questa è paventata come uno dei fattori di maggior rischio cardiovascolare. Di per sé, però, questo fattore potrebbe essere meno pericoloso di quanto si possa pensare. Nello stesso libro si dice, ad esempio, che valori come 160-90 potrebbero non essere pericolosi come si vuole far credere.

Anche in questo caso, verosimilmente, dipende dalle singole persone. Talvolta, un valore di questo tipo non è pericoloso, per altri, invece, può esserlo. Vi sono, dunque, valori “oggettivamente” pericolosi, come nel caso di pressione arteriosa “massima” superiore ai 200 mmHg, in altri casi il pericolo non è così forte come si vuole far credere.

Avere la pressione alta è meglio che non averla affatto. Ray Moynihan, Alan Cassels

Nel caso del colesterolo, ad esempio, un valore di 250 non è poi così critico. Eppure viene ritenuto tale e alle persone vengono prescritti farmaci dannosi come le statine, che hanno l’effetto di inibire la sintesi del colesterolo a livello epatico. Il problema è che, il colesterolo è anche una sostanza molto utile e fondamentale per il nostro corpo. Pensate che sotto l’effetto dei raggi solari, il colesterolo viene convertito in vitamina D (Calciferolo), fondamentale per il trasporto del calcio nelle ossa.

Le statine consentono, quindi, di fronteggiare in maniera molto rapida situazioni pericolose (livelli di colesterolo superiori a 250) ed è solo in questo caso che andrebbero somministrate; se assunte per anni possono, invece, avere effetti devastanti. Talvolta, dunque, la cura può rivelarsi molto più dannosa del problema stesso.

Parametri soglia: valori in continua discesa

Sino a qualche anno fa, un valore di colesterolo pari a 250 era considerato del tutto normale, oggi è considerato troppo elevato. Oggi, già un valore di 200 è considerato anomalo.

Un’amica, con un valore di 240, è stata giudicata avere un valore troppo alto, le sono state prescritte le dannosissime statine. Fortunatamente, un’altra amica, con un valore di 260, ha avuto la stessa prescrizione, ma ha scelto di non assumerle. Avvalendosi del diritto di non assumere un farmaco che non si vuole assumere. Un diritto, tra l’altro sancito pienamente dalla Costituzione Italiana (articolo 32).

Credo sia importante tenerlo presente: siamo esseri liberi, che scelgono liberamente se assumere o meno un farmaco, che possono decidere di non assumerlo se ritengono che questo non sia benefico. È importante, infatti, ricordare che il medico non è una specie di “sacerdote” che enuncia dogmi assoluti, è certamente una persona che ci può aiutare, ma il cui operato è lecito mettere in discussione, se lo vogliamo fare. I medici possono salvare, ma anche uccidere e questo è importante tenerlo presente: la medicina può essere salvifica o terribile, se mal utilizzata.

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Cosa succede quando un farmaco viene utilizzato a sproposito? L’importanza della minima dose efficace

Un esempio di uso incongruo di un farmaco è l’utilizzo di antibiotici in caso di forme influenzali. Queste, infatti, sono normalmente di origine virale, e un virus, secondo la biologia, non può essere nemmeno considerato un organismo vivente vero e proprio, poiché non è dotato di una struttura cellulare.

Un antibiotico è un antibatterico, agisce contro i batteri ma non contro i virus. Assumere un antibiotico in caso di virus, quindi, non solo non risolve il problema ma fa sì che il corpo cataloghi questo prodotto e si immunizzi. In tal modo, quando questi prodotti serviranno davvero, non sortiranno più alcun effetto.

Qui si pone anche un altro problema: quello dell’uso eccessivo di farmaci. Come dico spesso, i farmaci vanno assunti alla minima dose efficace. Talvolta, per generare la cosiddetta “dose d’urto”, si può anche prenderne un po’ di più della minima dose efficace, ma non tantissimo di più. Ad esempio, se una persona utilizza, per una normale influenza, 1 grammo di paracetamolo (tachipirina, efferalgan, ad esempio), invece di una compressa da 500 milligrammi, quando la persona dovesse avere dolori molto forti, la dose di un grammo non farà alcun effetto.

Occorre, quindi tenersi sempre un certo “margine” per utilizzare un farmaco a dosaggio più elevato quando il problema fosse più serio. L’idea di alcuni che, “utilizzando un farmaco a dosaggio più elevato si è più sicuri”, non ha qui riscontro.

Concludiamo questa parte con una riflessione, relativa ai parametri che “scendono” sempre di più. Questi vengono fatti passare per misure di sicurezza. Tuttavia, come spesso accade, chi vuole proteggere vuole in realtà limitare. Quindi, questi valori che “scendono” e che fanno sì che una persona che prima era “sana” ora sia “malata”, sono sicuramente almeno “dubbi”. Anche perché, spesso, non viene fatto nulla per fronteggiare il problema. È anche importante notare che, quando una persona risulta “malata” a causa di parametri abbassati, non si tratta quasi mai di una malattia che può essere curata, ma solo tenuta sotto controllo, assumendo farmaci per tutta la vita.

Un esempio pratico

Anni fa una conoscente aveva una pressione di 130-90, era stata giudicata “ipertesa” e le erano state prescritte delle compresse da assumere quotidianamente. 130-90 è un valore che, sino a 20 anni fa, sarebbe stato giudicato del tutto normale e che oggi è giudicato “a rischio”.

Ho poi notato che questa persona beveva molto poco. Le ho chiesto se il suo medico non le avesse detto che bere, soprattutto liquidi non freddi, abbassa la pressione. Lei ha detto che non gliel’aveva detto.

Questo fatto è piuttosto grave. Infatti, questo medico non ha raccomandato a una sua paziente qualcosa che avrebbe potuto evitare l’etichetta di “ipertesa” e la conseguente somministrazione di farmaci a tempo indeterminato. Farmaci che, tra l’altro, alla lunga provocheranno effetti poco piacevoli sulla salute stessa.

Tutto ciò, unitamente al discorso dei parametri che “scendono”, lascia forti interrogativi sui veri motivi di queste “presunte ignoranze” e di queste discese dei parametri di sicurezza. Vera sicurezza o fabbrica delle malattie?

Su questo non commento ulteriormente, e lascio a voi le riflessioni.

Il fatto che un farmaco si possa (e spesso si debba) utilizzare alla minima dose efficace ci dice, infatti, chiaramente come il corpo possegga dentro di sé dei meccanismi che portano “spontaneamente” verso la guarigione. Questo ci permetterà, nella prossima puntata, di entrare “nel vivo” del discorso.

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Articolo pubblicato il 14 febbraio 2017Categoria/e: Alle radici del b... Tag:, , , , , , Visualizzazioni: 3009Permalink: https://ww ... male/
Sergio Ragaini

Articolo di: Sergio Ragaini

Scrittore e divulgatore. Laureato in Matematica, ha sempre visto la Matematica come mezzo per “andare oltre” le percezioni, oltre le...