Sindrome dell’impostore: l’autosabotaggio delle persone in gamba

Photo by Tedward Quinn on Unsplash

Sei convinto che il tuo successo sia dovuto al caso, a una fortunata coincidenza o al fatto che gli vai a genio? Non sottovalutarti, potresti soffrire della sindrome dell’impostore, una condizione mentale molto comune che ti porta a dubitare cronicamente di te stesso e a crederti molto meno competente di quello che in realtà sei, soprattutto se appartieni al genere femminile e lavori.

Sindrome dell’impostore: come funziona

Ti maceri nel rimorso di errori insignificanti, vedi ogni critica come riprova della tua nullità, consideri ogni risultato raggiunto come effetto della fortuna anziché delle tue capacità, pensi «se ce la faccio io, ce la possono fare tutti». E, nonostante, l’evidenza di obiettivi raggiunti, di riconoscimenti assegnati e/o il fatto che gli altri ti considerino abile, intelligente e pieno di talento, tu continui a nutrire profondi dubbi sul tuo valore. Nel tuo intimo ti senti un impostore, un imbroglione, falso e truffatore.

La sindrome dell’impostore, in alcuni casi, può portarti ad accettare anche lavori molto al di sotto delle tue possibilità e/o aspirazioni, a rifiutare sfide intellettualmente più stimolanti e ad abbandonare i sogni che hai coltivato per lungo tempo.

La vita da impostore non è certo facile. La paura di essere “smascherato” è sempre in agguato e di fronte a ogni successo, in preda a un’ansia tremenda, invece di gioire ti svaluti e pensi:

  • Come è potuto accadere?
  • Ma chi mi credo di essere?
  • È solo perché mi sono trovato al posto giusto nel momento giusto
  • Li ho fregati di nuovo
  • E se scoprono che non sono in gamba come credono?
  • Posso avere avuto fortuna questa volta, ma la prossima potrebbe non essere così.

Se ti ritrovi in questa descrizione, prima di affermare «ma perché capitano tutte a me!», è bene che tu sappia che il club degli impostori vanta milioni di membri non dichiarati in giro per il mondo, inclusi imprenditori, manager, scrittori, atleti, musicisti, registi e ben note star di Hollywood quali Renée Zellweger, Meryl Streep, Kate Winslet, Jodie Foster e Denzel Washington.

Chi soffre maggiormente della sindrome dell’impostore?

A soffrire maggiormente di questa sindrome sono, il più delle volte, le persone molto critiche verso se stesse, spesso perfezioniste, con un forte senso del dovere e terrorizzate dal giudizio altrui che le fa sentire inadeguate. In genere, chi si crede un impostore è molto diligente e lavora duramente per fare bene (non sia mai che qualcuno lo possa accusare di non dare il 150%) ma, talvolta, non ci prova nemmeno a fare bene, così da evitare di esporre il proprio lavoro al giudizio altrui e rischiare di fallire.

La paura di essere scoperti, di essere smascherati, porta alcuni impostori a mantenere un basso profilo, così da evitare il più possibile eventuali sguardi indagatori, oppure a mettere in campo inconsciamente azioni che limitano le possibilità di successo. Un vero e proprio autosabotaggio!

Ciò che è certo è che, chi soffre della sindrome dell’impostore ha una convinzione negativa profonda di se stesso, una bugia che gli impedisce di esprimere il suo pieno potenziale e raggiungere i propositi più ambiziosi. Un modo per identificare questa convinzione negativa profonda è immaginare la frase che si ha più paura di sentire su se stessi. Ecco, alcuni esempi:

  • Non sarai mai all’altezza
  • Non sei titolato
  • Sei privo di talento
  • Sei meno intelligente degli altri
  • Non ti sai vendere
  • Le tue idee non sono originali
  • Non te lo meriti.

A questo punto della storia, ti domando: «Quanto ti sta costando la tua convinzione?», «Quali opportunità stai perdendo?», «Quali possibilità ti stai precludendo?».

Sindrome dell’impostore: nessuno è dispensato ma le donne hanno il primato

La sindrome dell’impostore è molto comune. In un’indagine condotta su persone di successo dalla psicologa Gail Matthews, The Impostor Phenomenon: Attributions for Success and Failure, il 70% ha ammesso di essersi sentito così a un certo punto della propria vita. In un saggio pubblicato nel 1978, The impostor Phenomenon in High Achieving Women, le psicologhe Pauline Rose Clanche e Suzanne Imes hanno dimostrato che la sindrome dell’impostore è molto diffusa tra le persone in gamba, particolarmente tra le donne le quali, più degli uomini (che la danno per scontata e ci convivono), nutrono profonde insicurezze sulle proprie conoscenze e capacità, si sentono spesso fuori luogo, si preoccupano troppo di piacere a chi hanno di fronte e tendono a minimizzare i risultati raggiunti attribuendo il proprio successo a cause esterne (fortuna, impegno, fascino), anziché alle proprie competenze. Insomma, si considerano delle truffatrici in piena regola.

Questa convinzione di non essere abbastanza, di essere inadeguati, può farsi sentire soprattutto nei periodi di transizione o in concomitanza con nuove sfide, per esempio un cambio di ruolo, nuove responsabilità, ecc. Anche la nostra società super competitiva può farci sentire meno preparati di quanto non si è in realtà, per non parlare della sempre più diffusa aggressività in rete che non rende certo più semplice la vita di coloro che si considerano impostori. Questo, però, non è un buon motivo per non darsi da fare per cambiare le cose, magari optando per un percorso di sviluppo personale.

Ci sono azioni pratiche (di cui ti parlerò nel dettaglio in questo articolo), che si possono mettere in campo per imparare a non sottovalutarsi, a superare i dubbi sulle proprie qualità, a liberarsi di inutili insicurezze ed eliminare quegli schemi di pensiero che compromettono la propria capacità di sentirsi e comportarsi nel modo competente e brillante che è nel proprio DNA.

Ma prima di approfondire il cosa si può fare per disimparare la sindrome dell’impostore, è necessario scoprire la sua origine. Nessuno è arrivato a sentirti un impostore da solo.

Perché ti senti un impostore

Sono almeno 3 le ragioni che possono farti sentire un impostore.

1. Aspettative e messaggi familiari

La famiglia ha sempre un peso rilevante nel dare forma alla sindrome dell’impostore, poiché plasma le aspettative e il senso di sicurezza che ciascuno nutre nei confronti di se stesso. Ricevere messaggi del tipo: «Non sei bravo come gli altri, quindi devi impegnarti di più», può portare a dubitare delle proprie capacità. Analogamente, essere cresciuti con dei genitori preoccupati solamente del buon rendimento scolastico, può indurre a credere che per essere amati si deve essere bravi. O, ancora, essere cresciuti in una famiglia che ha sempre ignorato i nostri talenti e successi, può rendere difficile percepire come propri i risultati conseguiti o sentire di meritare il successo. È anche possibile aver ricevuto complimenti a prescindere dal risultato, generando così una dipendenza dal riconoscimento, dall’approvazione che, se manca, fa dubitare della propria prestazione.

2. Lavorare in un ambiente che alimenta il dubbio su di sé

Quando si ha a che fare con un capo prepotente che svaluta il nostro lavoro, ci prende poco sul serio e ci fa sentire tonti o incapaci, oppure si lavora in un ambiente particolarmente ostile che nutre le insicurezze anziché l’intelletto e alimenta la concorrenza anziché la collaborazione, il rischio che la sindrome dell’impostore prenda il sopravvento è enorme. Se non si è bravi a mettersi in mostra, a perorare la propria causa, convinti che il proprio lavoro dovrebbe parlare da sé, diventa molto più difficile essere notati. Questo può alimentare il proprio senso di inadeguatezza. La triste verità è che fare un buon lavoro non significa automaticamente essere visti e ricompensati (parlo per esperienza personale).

3. Lavorare da soli

Sembra incredibile ma lavorare da soli può contribuire a mettere in dubbio le proprie competenze ancora di più. Quando si è il capo di se stessi e non si ha nessuno con cui confrontare le proprie idee e/o decisioni è più facile giudicarsi severamente, oltre al fatto di non disporre di un utile feedback di cui si ha bisogno per crescere e migliorare.

Sindrome dell’impostore: come uscirne

Acquisire la consapevolezza di soffrire della sindrome dell’impostore e della bugia con cui hai evitato di confrontarti finora, è già un primo importante passo per liberati di questo meccanismo autolimitante. Vediamo, ora, alcune azioni concrete da mettere in pratica sin da subito per disimparare a essere impostori e favorire il cambiamento.

Riconosci che te lo meriti

Mettiti in testa che la fortuna non c’entra niente con il tuo successo. Tutti possono essere fortunati. È il modo in cui usi la fortuna che fa la differenza. Se ti senti un impostore è facile che tu tenda a minimizzare i tuoi risultati, ritenendo gli obiettivi raggiunti come frutto del caso e non delle tue capacità e del tuo impegno. Impara, invece, a riconoscerti tutto il merito del tuo successo: una fortunata coincidenza può dare i suoi frutti solo se poi lavori duro per raggiungere il risultato.

Individua le tue competenze

Scrivi un’elenco delle tue competenze e rifletti sul modo in cui tu stesso ti svaluti. Quando la sindrome dell’impostore imperversa è facile avere un modello di competenza autolimitante. Fai attenzione ai modi (sottili e non) in cui la realtà intorno a te può limitare la tua autostima e non farti sentire brillante e capace come sei veramente. Chiedi a qualcuno di cui ti fidi un feedback. Dedica cinque minuti al giorno per visualizzarti mentre sei sicuro di te e delle tue competenze, in una situazione che di solito ti mette in difficoltà.

Impara a chiedere

Non accontentarti e impara a chiedere di più: più soldi, più risorse, più tempo, più informazioni, più spazio, una promozione, lavorare da casa, ecc. È un modo per dare valore a te stesso, alle tue competenze e alla tua esperienza. Questo non implica necessariamente che otterrai di più ma, almeno, ci avrai provato.

Datti il permesso di sbagliare

Non biasimarti quando sbagli. Errori, fallimenti e battute d’arresto sono all’ordine del giorno per chiunque. Tutti intorno a te sbagliano e sono profondamente “imperfetti” sotto un’apparente aura di perfezione. Rincorrere un ideale di perfezione è frustrante, ti porta solo a vivere male e può indurti a non agire. È ora che tu ti renda conto che fare errori e avere torto è un tuo diritto, così come lo è fallire e imparare dall’esperienza, non conoscere tutte le risposte, avere occasionalmente una giornataccia o non lavorare al massimo. Sei umano.

Accetta i complimenti

Impara ad accettare i complimenti, esercitandoti a rispondere con qualcosa di più appropriato come “Grazie”, invece di attivare la solita risposta automatica che tende a sminuirli (per es. «Oh, non ho fatto niente di speciale»). Questo ti aiuterà a interiorizzare meglio i tuoi successi, a riconoscerli. E poi festeggiali!

Festeggia i tuoi successi

Se fino a questo momento hai evitato accuratamente di metterti in mostra (autosabotandoti da solo), è giunto il momento di allenarti a promuovere il lavoro fatto. Concediti una ricompensa dopo aver portato a termine un progetto, o dopo un importante risultato. È una modalità concreta per creare un legame mentale più forte tra te e il successo.

Affida i tuoi pensieri alla carta

Prendi carta e penna. Respira, concentrati sul momento che stai vivendo ora e scrivi i motivi per i quali pensi di non meritarti il successo. Scrivi i motivi per i quali pensi che i tuoi risultati siano imputabili solo alla fortuna. Scrivi i motivi per i quali pensi che tutti siano più competenti di te e quelli per i quali pensi di non essere bravo abbastanza. Trasferire i pensieri dalla mente alla carta è un modo efficace per catturarli e al contempo allontanarli.

Crea la tua personale dichiarazione di intenti

Decidi chi vuoi essere da oggi e agisci “come se” lo fossi già. Ovvero inizia a comportarti come la persona che hai deciso di essere in tutte le situazioni in cui di solito ti senti un impostore. Per suggellare questo impegno con te stesso, scrivi una dichiarazione d’intenti che riporti il fine che ti proponi di raggiungere (per es. «Sono una persona brillante e competente»), meglio se di una sola riga. L’importante è che sia positiva, verosimile (le aspettative irrealistiche non sono utili al successo) e non contenga negazioni. E avanti tutta!

Punta in alto

Disimparare la sindrome dell’impostore richiede tempo e lavoro su di sé. Non è qualcosa che risolvi dall’oggi al domani. È solo attraverso una costante osservazione dei tuoi meccanismi, dei tuoi schemi di pensiero e la messa in pratica di un programma graduale fatto di azioni concrete (un percorso di Coaching è un strumento molto utile allo scopo), che imparerai a prenderti il merito dei tuoi successi nella vita professionale e in quella di tutti i giorni.

Qualsiasi cosa tu stia facendo in questo momento per non meritarti il tuo successo sappi che è in tuo potere cambiarla. Inizia scegliendo con cura le parole che rivolgi a te stesso (sii gentile, evita parole negative, evita di sminuirti), pensa in grande, punta in alto e ricorda che sei bravo abbastanza proprio ora.

Concludo questo articolo con una domanda: «Quale azione compirai oggi per dare una nuova direzione alla tua vita?».

Ti aspetto nei commenti.

Riferimenti e approfondimenti

  • Clance PR, Imes SA. The Imposter Phenomenon in High Achieving Women: Dynamics and Therapeutic Intervention. Psychotherapy: Theory, Research and Practice. 1978;15(3): 241-247.
  • Young V. Vali più di quel che pensi. Ed. Corbaccio

Scopri i contenuti dedicati

Ogni mese nella mia newsletter contenuti utili per il tuo ben-essere e la tua crescita personale. Iscriviti per non perdere l’aiuto in più.
  • Cliccando su "Mi iscrivo" accetti di ricevere la mia newsletter e acconsenti al trattamento dei tuoi dati personali in conformità al D.Lgs 196/2003. Per maggiori informazioni consulta la privacy policy. Potrai annullare la tua iscrizione in qualsiasi momento: il link per disiscriverti sarà presente in calce a ciascuna newsletter.

  • Questo campo serve per la convalida e dovrebbe essere lasciato inalterato.
Condividi l'articoloFacebookTwitterLinkedIn
Valeria Antonelli
Scritto da
Valeria Antonelli
Lascia un commento