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Ammalarsi di una malattia a causa di un vaccino è davvero possibile?

Nel precedente articolo, abbiamo fatto una rapida panoramica sui vaccini, cosa sono, come sono nati e quali sono le principali tipologie. Cerchiamo ora di entrare nel tema, in parte “scottante”, dei rischi che un vaccino può causare alle persone.

Sono questi rischi davvero così elevati? Oppure ci troviamo di fronte a una situazione sostanzialmente enfatizzata e relativa a quei pochi casi in cui il vaccino ha creato un danno, trascurando tutti i casi in cui, invece, ha portato grandi benefici?

Affronteremo diverse questioni, facendo luce sul problema e osservandolo da un punto di vista il più possibile “oggettivo”, senza indulgere a facili conclusioni demagogiche, che non aiutano sicuramente il benessere.

Sergio Ragaini

 

Vaccino e malattia. Quali rischi? Quali benefici?

La domanda principale da porsi sull’argomento è: “un vaccino contro una determinata malattia può, in qualche modo, causare la malattia stessa? In fondo, il vaccino è… la malattia, quindi, almeno in apparenza, la può trasmettere.

Il caso più evidente, in questa possibilità, è quello in cui la malattia, al momento della vaccinazione, sia già presente. Ma ci sono altre possibilità, in cui la persona sia “sana” al momento della vaccinazione, e, dopo questa, si ammali della stessa malattia dalla quale voleva immunizzarsi.

Esistono dunque rischi di contagio a causa di un vaccino? È possibile che un vaccino, in qualche modo, possa “inoculare” la malattia dalla quale vorrebbe proteggere?

La risposta è affermativa: il vaccino non è esente, in tal senso, da rischi. Questa circostanza, naturalmente, ha fatto insorgere i detrattori dei vaccini sulla pericolosità di questi preparati. Come sempre, però, facendo due conti e ragionando in termini statistici, la visione cambia completamente.

Chi si ammala a causa di un vaccino costituisce un dato tangibile e può essere preso come esempio. Chi, per contro, grazie al vaccino eviterà la malattia, non è un dato che può essere preso a modello, perché semplicemente, si tratta di un fatto… “non avvenuto”.

Questo permette ai detrattori dei vaccini di sbandierarne la loro pericolosità. Tuttavia, se facciamo qualche conto, capiremo molto di più, fornendo qualche dato su questo problema.

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Qual è realmente la probabilità di ammalarsi a causa di un vaccino?

La probabilità varia a seconda che il vaccino sia vivo oppure non vivo. I vaccini non vivi hanno rischi inferiore: circa 1 persona su 1 o 2 milioni. Quelli vivi hanno un rischio più alto, ma comunque molto basso: circa 1 persona su 400.000.

Supponiamo di vaccinare, con un vaccino vivo, l’intera popolazione di Milano e dintorni. Stimiamo questa popolazione in circa 2 milioni di persone. Come sappiamo, per la Legge dei Grandi Numeri, su grandi numeri la probabilità e la statistica si avvicinano. Quindi, il numero di persone che contrarranno la malattia a causa del vaccino sarà ragionevolmente vicino alla probabilità di contrarla.

Eseguendo i conti si ottiene 5, vale a dire che, vaccinando l’intera popolazione di Milano e dintorni, si avranno 5 persone che, a causa del vaccino, contrarranno la malattia. Queste 5 persone potranno, naturalmente, essere prese come esempio di chi vorrà dimostrare la pericolosità del vaccino.

Tuttavia, cosa dire delle rimanenti 1.999.995 persone? Di cui molte, grazie a questo farmaco, non avranno contratto una malattia che avrebbero contratto? Se potessimo fare una stima delle persone che il vaccino ha salvato dal contagio, otterremmo un numero pari a 5 seguito da diversi zeri: almeno 4, ma forse anche 5!

Vaccino sì, vaccino no?

Quindi, il dato è favorevole al vaccino oppure no? Direi di sì! Il problema è che, chi “non si è ammalato”, non rimane nelle statistiche, mentre chi “si è ammalato” sì… è un dato tangibile! E può essere preso come esempio!

Fortunatamente, la matematica (come sempre) ci porta fuori dall’illusione e dalla demagogia. Il rapporto tra rischi e benefici è dunque a favore del vaccino, senza alcun dubbio.

Inoltre, non va dimenticato un altro aspetto: proprio per loro natura, i vaccini vivi non possono essere somministrati alle persone il cui sistema immunitario è debole (immunodepressi), quali i malati di Aids o di cancro.

Il punto è che, a priori, non possiamo sapere, salvo nei casi citati, quando una persona, soprattutto un bambino, sia immunodepresso. Cosa significa? Significa che, forse, le persone che in seguito a una vaccinazione hanno contratto la malattia, erano immunodepresse e non sapevano di esserlo.

Questo aspetto andrebbe, quindi, sempre verificato prima di vaccinare con un vaccino vivo. Tuttavia, non sempre c’è il tempo di farlo, soprattutto quando si è in presenza di un’epidemia. In una situazione del genere il beneficio a livello statistico, sarà comunque molto superiore al rischio.

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Vaccinare i bambini di età inferiore ai 3 anni è consigliabile?

Alcuni sostengono che il sistema immunitario sia maturo dopo i 3-4 anni e che i vaccini andrebbero, quindi, somministrati solo dopo quell’età.

La mia risposta? Se questa idea fosse stata seguita nel caso di vaccino antipolio, oggi la poliomielite sarebbe ancora una minaccia. Questa malattia, che mieteva molte vittime e causava menomazioni permanenti terribili, è stata debellata proprio grazie al fatto di avere vaccinato i bambini quando ancora erano neonati.

Altri studi sembrano, comunque, affermare il contrario, vale a dire che il sistema immunitario è già formato molto prima dei 3 anni di età.

Comunque sia, oggi la poliomelite non rappresenta più una minaccia. E se così fosse proprio grazie al fatto che la gente è vaccinata? Lascio aperta la riflessione.

Vaccinare persone già malate è utile?

Somministrare il vaccino a una persona già ammalata è ovviamente deleterio, perché non farà altro che “fare esplodere” la malattia.

Il problema, ovviamente, non si pone nel caso in cui si decida di vaccinarsi per malattie che, nel posto dove si è sono inesistenti, ma non lo sono nel posto dove si va (per esempio, la febbre gialla), ma può essere, invece, importante nel caso ci si vaccini per malattie esistenti nel posto dove si è, e che, pertanto, possono essere già presenti nella persona al momento della vaccinazione. È il caso del vaccino antinfluenzale.

Le componenti di un vaccino possono essere potenzialmente tossiche?

Per poter indebolire, o addirittura uccidere, un virus o un batterio si usano spesso (anche se non sempre) sostanze che, potenzialmente, sono tossiche. D’altronde, se non lo fossero, non potrebbero indebolire virus o batteri.

Queste non sono evitabili, soprattutto per determinati vaccini. Come si potrebbe, altrimenti, costruire un vaccino? Lo stesso Pasteur, come abbiamo visto, aveva utilizzato un’esposizione a potassa caustica per eliminare il potere virulento della rabbia da un campione di midollo osseo, utilizzato poi per il trattamento.

Inoltre, si usano altre sostanze per conservare i vaccini ed eventualmente per impedire eventuali infezioni. Queste sostanze, che inevitabilmente finiscono poi nel corpo umano, non possono essere tossiche anche per l’uomo o per eventuali animali a cui si somministra il vaccino?

Per dovere di cronaca, va, inoltre, evidenziato che spesso, per favorire la produzione di anticorpi, vengono utilizzate sostanze dette “attivatori”. Alcune di queste sono finite sotto inchiesta, perché giudicate responsabili dell’insorgenza di malattie autoimmuni.

Ma è proprio così o, ancora una volta, i benefici di queste sostanze sono superiori agli eventuali rischi, almeno a livello statistico?

Naturalmente tutto dipende dalla quantità di queste sostanze presente nei vaccini. In fondo, il vaccino stesso contiene “la malattia”, ma in forma tale che non solo non è pericolosa, ma fa sì che il corpo se ne immunizzi.

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Quali sono queste potenziali sostanze tossiche?

Innanzitutto, per attenuare o disattivare un batterio o un virus (per produrre, quindi, vaccini SABIN), non occorre necessariamente inserire delle sostanze. Per attenuarlo si ricorre anche metodi naturali. Uno di questi è far subire al batterio o virus una serie di passaggi in colture o linee cellulari, in modo da fargli perdere il suo potere virulento. Questa tecnica si definisce “ripasso” ed è, probabilmente, la più comune. Per uccidere i virus e i batteri (per produrre, quindi, vaccini SALK) si utilizzano, invece, sostanze quali la già citata formaldeide.

Oltre a queste sostanze, ne vengono utilizzate altre, quali:

  • Antibiotici (neomicina, per esempio), per impedire contaminazioni batteriche.
  • Sodio metabisolfito e glutammato monosodico (MSG), per stabilizzare il vaccino (vale a dire per impedirne cambiamenti al variare di condizioni esterne).
  • Thimerosal, per conservarlo. Il Thimerosal contiene mercurio e può trovarsi sotto forma di etilmercurio, acido tiosalicilico, idrossido di sodio ed etanolo. È utilizzato come conservante anche in diversi altri prodotti, come nei liquidi di pulizia delle lenti a contatto e negli spray orali.
  • Sali di alluminio e squalene (M59), per potenziare la risposta immunitaria. Questi ultimi sono i prodotti maggiormente attaccati dagli avversatori dei vaccini. Lo squalene, in particolare è considerato prodotto a rischio per la generazione di malattie autoimmuni.

Queste sostanze tossiche sono davvero così pericolose?

Due riflessioni in merito sono, secondo me, doverose da porre. La prima si riferisce alla quantità di queste sostanze. Qualsiasi sostanza tossica, infatti, a una determinata quantità (di solito bassa) può non esserlo.

Gli stessi vaccini, in fondo, sono “la malattia” ma in forma diversa, fortemente attenuata che, invece di fare ammalare, permette di immunizzarsi. Tutti i farmaci, fondamentalmente, contengono sostanze che a quantitativi elevati sarebbero veleni ma, a quel dosaggio sono terapeutici.

E ancora, in alcuni casi, preparati a base di cianuro e di tossina botulinica sono utilizzati a livello terapeutico, così come preparati a base di arsenico (peraltro contenuto nelle mandorle, in particolare quelle amare), si consumano regolarmente, anche in preparazioni alimentari.

Ciò che ammala o, addirittura, uccide in determinati quantitativi, in quantitativi molto inferiori cura, i vaccini ne sono un esempio. In fondo, tutto è tossico in quantità sbagliate!

La seconda è quella relativa all’uso saltuario oppure costante di un prodotto. Usare, costantemente, la metoclopramide (principio attivo di prodotti come il noto antiemetico Geffer), per esempio, particolarmente se si soffre di dolore neuropatico (nevralgia), può portare a blocchi dei movimenti. Ovviamente, se il prodotto viene assunto saltuariamente, è solo un ottimo antiemetico!

Infatti, determinate sostanze divengono tossiche quando si accumulano nell’organismo ma non se si usano una tantum o poche volte poiché, in questo caso, vengono facilmente metabolizzate. Il mercurio (contenuto nel Thimerosal) è una di queste e forse anche il glutammato monosodico (noto esaltatore di sapidità) presente, peraltro, in molti cibi pronti anche se non in quantitativi tossici. Può però diventarlo per “accumulo”, se si consumano molti cibi che lo contengono.

Considerando il caso dei vaccini, queste sostanze tossiche si assumono una sola volta (nel momento della vaccinazione), non sicuramente in maniera continuativa. Inoltre, come abbiamo visto, i loro quantitativi sono davvero molto bassi.

Squalene e malattie autoimmuni: esiste un reale rischio?

Il discorso sui quantitativi potrebbe valere anche nel caso del già citato squalene e, in generale, di tutti gli “attivatori” che vengono inseriti nei vaccini. Lo squalene, in particolare, è un prodotto naturale, che si ottiene dalla cartilagine di squalo. La questione sollevata dagli avversatori è la sua presunta possibilità di generare malattie autoimmuni.

I Ministeri della Salute Europei hanno però smentito queste questioni, dichiarando che questo componente è sicuro, anche per le basse quantità in cui è presente nei vaccini.

Credo, comunque, che esistano vaccini dove questo componente è assente, proprio per tutelare coloro i quali potrebbero avere problemi dovuti alla sua somministrazione.

Lascio la questione, in qualche modo, aperta, facendo però presente che i rischi legati a questo componente potrebbero essere sovrastimati, trascurandone, invece, i vantaggi.

I rischi dei vaccini, tuttavia, potrebbero non dipendere soltanto dalle componenti, ma da altri fattori: modalità di somministrazione, frequenza e corretta conservazione.

Concludo questo secondo articolo con un paio di domande che troveranno risposta nella prossima puntata: ci sono vaccini più dannosi che utili? Esistono vaccini in cui i possibili danni superano i loro potenziali benefici?

Restate in contatto!

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Articolo pubblicato il 6 Giugno 2017Categoria/e: Alle radici del b... causa di un vaccino Visualizzazioni: 5700Permalink: https://ww ... schi/
Sergio Ragaini

Articolo di: Sergio Ragaini

Sono Sergio Ragaini, matematico, scrittore e divulgatore. Ho sempre visto la matematica come mezzo per “andare oltre” le percezioni, oltre...