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Vaccini: valido aiuto o danno alla salute?

Quando il problema non dipende dal vaccino in sé. Le circostanze da non trascurare

Il vaccino può essere un problema. Oppure no. Abbiamo visto diversi contesti che, in qualche modo parlavano di questo nell’articolo precedente. Ora, in questa terza parte, ci occupiamo di situazioni che non vanno trascurate: i problemi che i vaccini possono dare dipendono sempre dai vaccini in sé? Ci possono essere altre circostanze che, in qualche modo, fanno sì che un prodotto, potenzialmente non pericoloso, lo divenga? Cosa fare quando un vaccino non è più necessario?

Sergio Ragaini

 

Esistono situazioni, che possiamo definire “esterne”, ovvero che non dipendono direttamente dal vaccino che viene inoculato ma da altre circostanze, che possono però causare dei problemi, talvolta anche gravi.

I vaccini a ripetizione, si possono fare?

Vi racconto un episodio ascoltato alcuni anni fa: una persona aveva fatto diverse vaccinazioni in tempi piuttosto ravvicinati. Aveva poi lamentato danni alla salute e malessere diffuso. Attribuendo la responsabilità di questo alle vaccinazioni effettuate. Molti detrattori dei vaccini hanno utilizzato tutto questo per dar contro a questi prodotti, affermandone la loro pericolosità.

Ma è proprio così? Oppure c’è qualche comportamento “scorretto” adottato da questa persona, che lo ha portato a una situazione di malessere, poi attribuita ai vaccini? La prima osservazione che mi viene spontanea è il fatto che questa persona ha effettuato diverse vaccinazioni in tempi ravvicinati. Si può fare?

Qualcuno dice di sì. Ci sono studi che affermano che un bambino può sopportare anche dodici vaccinazioni in un anno senza problemi. Il sistema immunitario, infatti, è programmato per reagire anche a diversi stimoli. Tuttavia, non bisogna esagerare.

Un esempio

Il Vivotif (vaccino “vivo” per uso orale contro la febbre tifoide) è “attivo” circa una settimana dopo l’assunzione dell’ultima capsula. Questo significa che, in questo lasso di tempo, il sistema immunitario è impegnato a produrre anticorpi per immunizzarsi dal tifo. Sta quindi lavorando per far sì che, recandoci in un luogo “a rischio”, non ci ammaliamo.

È vero, assumiamo una capsula al giorno, ma sono tutte relative a quel vaccino. Il sistema immunitario non dovrà, quindi, lavorare su altri fronti. Supponiamo, tuttavia, di sottoporlo, in quei giorni, a un’altra vaccinazione. In questo caso, si metterà, “simultaneamente”, a fabbricare anticorpi per un’altra malattia. Se poi ne facciamo un terzo, ancora diverso, sarà ancora impegnato su un altro fronte.

Fare le cose nei tempi giusti e con le giuste modalità eviterà l’insorgere di eventuali problemi di salute

Quindi, il problema avuto da questa persona, potrebbe non essere stato causato dai vaccini effettuati, ma al fatto che sono stati effettuati a distanza troppo ravvicinata, in qualche modo “confondendo” il sistema immunitario. Credo che questa situazione vada evitata, programmando le vaccinazioni al meglio, con i giusti tempi.

Alcuni luoghi del mondo, in cui ci si reca, richiedono vaccinazioni obbligatorie e vaccinazioni vivamente consigliate (vedi tifo). Se sono più di una, ritengo importante programmarle per tempo lasciando, tra una e l’altra, qualche settimana, in modo che il sistema immunitario possa terminare “indisturbato” il suo lavoro.

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Un’adeguata conservazione, quanto è importante per l’efficacia di un vaccino?

I vaccini “vivi”, come abbiamo visto, contengono a tutti gli effetti “la malattia”. È, quindi, particolarmente importante che vengano adeguatamente conservati (mantenuti “vivi”), anche dopo che lasciano il laboratorio di produzione, affinché mantengano inalterata la loro efficacia e le loro proprietà.

Perché questo si verifichi, il vaccino deve essere costantemente refrigerato: quindi, trasportato in farmacia su mezzi ben refrigerati (non in scatoloni sotto il sole), conservato in farmacia in luoghi refrigerati (frigoriferi a 4 gradi e non sugli scaffali) e, una volta acquistato, riposto in frigorifero nel più breve tempo possibile (e non tenuto in auto magari per ore), prima di essere somministrato.

Basta che uno solo di questi passaggi non venga rispettato o correttamente svolto, e il vaccino sarà compromesso. Potremmo, dunque, pensare che non lo siano? Talvolta è proprio ciò che accade nella realtà.

Quindi, assicuriamoci sempre che il prodotto che assumiamo sia ben conservato. È conditio sine qua non!

Quando una situazione epidemica non è così a rischio o non lo è per nulla, è opportuno vaccinarsi?

Ci sono vaccini per situazioni epidemiche che, almeno a prima vista, non appaiono così pericolose da giustificarlo o, addirittura, non appaiono pericolose in alcun modo, perché si tratta, di fatto, di malattie, “estinte” nei luoghi dove viviamo. In questo caso, cosa fare? È opportuno vaccinarsi oppure no?

Credo sia importante comprendere se la malattia contro la quale ci si vorrebbe vaccinare è:

  1. di fatto inesistente
  2. inesistente ma molto improbabile possa verificarsi
  3. probabile, ma non così “grave”, soprattutto quando vi è il dubbio di un vaccino non così efficace.

“Influenzati” dall’influenza

Partiamo dal punto 3, parlando di un noto vaccino, quello antinfluenzale. Tutti gli anni, quando l’epidemia di influenza sta per arrivare, inizia anche la “campagna per la vaccinazione”.

Innanzitutto mi sovviene una riflessione: se c’è una cosa difficile da prevedere è la diffusione di un virus o di un batterio. Infatti, tale diffusione è legata a situazioni molto variabili, come i contatti che le persone colpite hanno, i luoghi frequentati, ecc. Viste le numerose persone con cui, tutti noi, possiamo entrare in contatto per i più svariati motivi, è di fatto impossibile poter capire come e dove virus o batteri si diffonderanno in un prossimo futuro, anche molto ravvicinato nel tempo.

Eppure, tutti gli anni, non solo viene previsto con largo anticipo, quando ci sarà il “picco” influenzale, ma vengono addirittura previsti quali ceppi influenzali sono in arrivo. Come è possibile tutto questo?

Non rispondo: non avrei elementi per farlo. Lascio comunque a voi eventuali riflessioni. E forse qualche dubbio.

Torniamo al problema del vaccino antinfluenzale: questo, è stato da me definito nel primo articolo, probabilmente in maniera impropria, “scomposto”, per il fatto che non è ottenuto a partire dal virus, ma da una sua parte, solitamente la membrana.

Il vaccino antinfluenzale funziona davvero? 

Se ascoltiamo i pareri delle persone, non otterremo mai una risposta precisa e affidabile. C’è, infatti, chi lo ritiene un vero “toccasana” per la salute e chi ne parla come di qualcosa di dannoso, affermando che, quando l’ha fatto, è stato poi malato tutto l’inverno.

Chi ha ragione? Forse tutti o forse nessuno. Come sempre, gli schieramenti contrapposti non permettono di ottenere la verità, ma sono solo fazioni che portano “acqua al proprio mulino”, in questo caso il “mulino” dei “pro vaccini” e quello dei “vaccini oscuri e pericolosi”.

Ma, come abbiamo visto, i vaccini non sono oscuri e pericolosi: possono essere un grandissimo aiuto per la nostra salute e possono comportare dei rischi, che però sono spesso enormemente inferiori rispetto ai benefici.

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Il vaccino antinfluenzale è dunque benefico oppure è meglio evitarlo?

Anche qui non rispondo, ma porto qualche dato.

Quali potrebbero essere i problemi di questo vaccino? Innanzitutto, i ceppi influenzali sono molti e piuttosto “mutageni”. Il vaccino, necessariamente, protegge contro i più comuni, quelli il cui arrivo è “previsto”. Ma non contro tutti. Quindi, a differenza di malattie quali la poliomielite o il vaiolo (dove si viene coperti praticamente al 100%), non può garantire una copertura totale.

Infatti, noi verosimilmente chiamiamo, con la parola “influenza”, malesseri di vario tipo, con sintomatologie anche molto differenti tra di loro. Trovare, allora, un vaccino che protegga da tutti questi malesseri non è facile.

Questo è il primo dubbio sulla reale efficacia di questo prodotto: protegge solo in maniera parziale e non garantita. Tuttavia, ci sono coloro a cui questo vaccino è stato di grande aiuto. Allora, come mai altre persone ne hanno avuto danni e non benefici?

Chi ha avuto problemi a causa del vaccino antinfluenzale potrebbe averli avuti perché il vaccino è stato conservato in modo non corretto. In fondo, come visto, basta poco perché questo accada, dovendo il prodotto passare attraverso varie fasi prima che sia utilizzato!

Assicurarsi di stare bene prima di farlo

Ma supponiamo che questa opzione sia “fatta salva”, nel senso che il vaccino sia stato ben conservato. Verrebbe allora da chiedersi: come mai è accaduto che qualcuno ne ha avuto dei benefici e qualcun altro dei danni?

Il motivo potrebbe, semplicemente, essere che, nel primo caso, la persona non sia stata attaccata da virus appartenenti a ceppi non coperti dal vaccino, mentre nel secondo caso sì. Questo è ovviamente possibile.

Vi è però un’altra possibilità. Come visto, un vaccino non “cura”, ma “previene” una malattia. Infatti, inocula la malattia in forma molto attenuata, in modo da ottenere una risposta immunitaria di immunizzazione. Va quindi fatto quando la malattia non è presente nell’organismo, altrimenti questa esploderà e addirittura peggiorerà.

Ma se ci si vaccina contro l’influenza, qualche suo sintomo potrebbe già essere presente nell’organismo. In quel caso, il vaccino servirà solo a farli esplodere e peggiorarli.

Quindi, per chi decide di vaccinarsi, assicurarsi di stare bene prima di farlo è conditio sine qua non.

È possibile che il vaccinarsi contro l’influenza, eviti diverse complicanze della malattia anche se non rende immuni?

Non rispondo con certezza, ma dico che è possibile. Se questo fatto è vero e verificabile, contrarre un problema di salute di questo tipo in forma “più lieve”, rispetto a quella che si sarebbe manifestata in caso non ci si fosse vaccinati, sarebbe già un vantaggio da non trascurare.

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Vale la pena vaccinarsi quando il rischio di malattia è quasi infinitesimo o inesistente?

Vi sono vaccini per situazioni che ora non sono pericolose. O lo sono in misura molto bassa, forse inferiore a quella che il vaccino stesso potrebbe provocare.

Un esempio potrebbe essere dato dai batteri che inoculano la cosiddetta meningite (quella virale è a decorso benigno). Questa, se di origine batterica, è una malattia potenzialmente letale e comunque molto grave.

Vale la pena vaccinarsi contro la meningite? Quanto è il reale rischio di contrarre questa malattia oggi, almeno in Italia? Si parla di qualche decina di casi in tutta la nazione italica. Su almeno 60 milioni di abitanti. Un rischio stimabile in meno di 1 su 600.000. Quindi, almeno sulla carta, inferiore al rischio di contrarre la malattia a causa del vaccino.

Considerando queste statistiche, potrebbe essere evitabile vaccinarsi.

E nel caso di malattie giudicate “estinte”?

In questo caso, potrebbe non avere senso vaccinarsi (per la poliomelite permane in Italia l’obbligo di vaccinazione). Si hanno solo rischi (bassi ma presenti, come visto), contro un beneficio nullo. Questo almeno in apparenza.

Tuttavia vanno fatte due riflessioni:

  1. I flussi migratori di questi anni, che portano in Europa persone provenienti da nazioni dove le condizioni di vita e igieniche non sono paragonabili alle nostre, potrebbero riportare, qui da noi, malattie che qui sono sì estinte, ma non lo sono nei luoghi da cui queste persone provengono.
  2. E se il fatto che queste malattie oggi non sono più presenti in Europa fosse dovuto alla circostanza che siamo tutti vaccinati? Se non lo fossimo, sarebbe lo stesso? Non so, in effetti!

Anche in questo caso, lascio aperto l’interrogativo.

Con questo articolo termina il mio studio sui Vaccini. Lo scopo è stato quello di informare, evitando schieramenti e posizioni demagogiche. Queste ultime, sovente, da una parte e dall’altra, non portano con loro conoscenza, ma solo retorica. E la retorica è sempre un “abbaglio” che impedisce di guardare dove è la verità. 

Come sempre, l’ignoranza è il peggior difetto mentale, e la consapevolezza è quel fattore che occorre sempre portare avanti. Attraverso la consapevolezza e una corretta informazione, basata su reali dati scientifici, è sempre possibile operare la scelta giusta, valutando pro e contro di una determinata azione, benefici e rischi. 

Credo che l’augurio migliore da fare a tutti voi sia quello di evitare sempre risposte preconfezionate, in questo come in altri casi, tenendo sempre alta la fiaccola della conoscenza. Che, da sola, permette di arrivare dove è giusto giungere e dove sarà giusto far approdare la nostra esistenza.

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Articolo pubblicato il 11 Luglio 2017Categoria/e: Alle radici del b... causare dei problemi Visualizzazioni: 6753Permalink: https://ww ... rare/
Sergio Ragaini

Articolo di: Sergio Ragaini

Sono Sergio Ragaini, matematico, scrittore e divulgatore. Ho sempre visto la matematica come mezzo per “andare oltre” le percezioni, oltre...