cibo, verdura

Produrre e consumare solo il cibo che serve. Pura utopia o possibilità?

Mangiamo per soddisfare i nostri bisogni fisici o soddisfiamo i nostri bisogni (di ogni tipo), mangiando?

Un tempo, l’uomo consumava solo quello che gli serviva per vivere e aveva consumi equilibrati. Oggi, sempre di più, il consumo di cibo si sta spostando dal corpo alla mente, nel senso che non si consuma più per soddisfare esigenze fisiche di sussistenza, ma per un puro piacere mentale. Un piacere che va al di là dei nostri reali bisogni e che, spesso, serve a coprire altre “mancanze”.

Sergio Ragaini

 

Il cibo di una volta non è quello di oggi

Portiamoci indietro di qualche decennio. Cosa si mangiava, per esempio, nelle antiche case contadine? Quale era il cibo di tutti i giorni? Legumi, cereali, frutta, verdura, zuppe. Questa era la base dietetica dell’alimentazione. E la carne? Non si mangiava? Certo che si mangiava, ma alla domenica o forse un’altra volta alla settimana. E molte volte si mangiava il pesce al venerdì. Non a caso, in alcuni ristoranti, il venerdì è il giorno del pesce. Forse anche per motivi religiosi che portano, nei venerdì di Quaresima, a evitare la carne (si dice “mangiare di magro”). Abitudine, in alcuni casi e per alcune persone, estesa a tutto l’anno.

Comunque, la carne e, in generale, il cibo carneo (intendendo con questo termine anche il pesce) si mangiava due volte alla settimana, massimo tre, limitandola a eventi importanti. Per il resto, gli animali venivano utilizzati principalmente per il latte e i formaggi. In particolare, animali più piccoli, quali capre e pecore, più facili da allevare e meno “dispendiosi” in termini di risorse.

Si consumavano, però, solo le risorse che si producevano e si avevano. Si allevava per produrre cibo e se ne usava quanto serviva. La carne si mangiava poco, solo in determinate circostanze. Si pescava il pesce che serviva, senza eccessi. Il pollame veniva allevato a terra, in maniera felice, forniva le uova che servivano all’alimentazione e non di più di quelle che servivano. Quando queste erano finite, se ne faceva a meno. Insomma, si consumava cibo, ma solo quello che serviva. E oggi?

cibo-socialità

Il cibo: da semplice mezzo di nutrizione a strumento per ricercare piacere

Oggi, a differenza di un tempo, quando l’alimentazione era fatta quasi esclusivamente per i nostri fabbisogni, la produzione è completamente cambiata. Infatti, quasi nessuno produce più il cibo che gli serve o lo acquista a poca distanza da sé, direttamente dal produttore, senza intermediari, dove però il tutto è limitato alla produzione e alla disponibilità. Oggi, la grande produzione rende disponibile il cibo in ogni istante, in ogni momento. Nella società odierna, possiamo trovare il cibo che desideriamo pronto per noi. In moltissimi casi, senza nemmeno doverlo cucinare.

In passato, quindi, le esigenze erano commisurate anche alla produzione e ad essa si adattavano. Oggi, per contro, la produzione si deve adattare non solo alle esigenze, ma anche alla richiesta di determinati cibi. Questi cibi, quindi, sono “sempre disponibili” e fanno apparire la produzione come “virtualmente illimitata”. Mentre non è così.

Questa disponibilità sempre maggiore e, di fatto, costante di cibo, ci ha portato a non considerare più i nostri reali fabbisogni, ma i nostri desideri. Spostando, così, la richiesta di cibo dal “fisico” al “mentale”. È dunque la mente che ormai guida le nostre scelte alimentari e non più il nostro corpo.

Siamo passati, quindi, a livello psicologico, dal mangiare per soddisfare i nostri bisogni, a soddisfare i nostri bisogni (di ogni tipo), mangiando. Il cibo, da semplice mezzo di nutrizione è divenuto uno strumento per ricercare piacere, talvolta quel piacere che in altri settori della vita non si è trovato.

Non dobbiamo poi dimenticare l’aspetto socializzante del cibo, la sua capacità di favorire armonia. Ma il punto è un altro. Il cibo è divenuto, purtroppo, soprattutto un qualcosa su cui “scaricare” emozioni e tensioni di altro genere. Questo ci porta spesso a riempire le nostre pance con un cibo di cui non abbiamo assolutamente bisogno. Ma questo crea dipendenza. Così, non siamo più disposti ad accettare la mancanza di quel cibo.

cibo, piacere mentale

Largo al cibo “artificiale”!

Ecco perché l’industria alimentare, per andare incontro alle richieste di noi consumatori, ci fa sempre trovare ciò che desideriamo, assecondando in questo modo i “capricci” della nostra mente, non certo i bisogni del nostro corpo. E si preoccupa sempre meno dell’apporto nutrizionale degli alimenti, adoperandosi solo per soddisfare le forme, i colori e, naturalmente, il gusto degli alimenti. Insomma, tutto fumo e niente arrosto!

E quindi largo ai prodotti molto colorati, dai sapori molto forti e intensi, spesso dati artificialmente. Sapori che, in alcuni casi, fanno poi perdere di vista il vero gusto delle cose. Così, oggi siamo abituati a sapori tutto sommato “finti”, proprio perché lo scopo non è più nutrizionale ma di pura soddisfazione.

Nell’articolo su alimenti e comportamento, abbiamo parlato di simbolismi legati al cibo: pane bianco (raffinato) vs pane nero (integrale), purezza e pulizia vs sporcizia e oscurità. Mangiare pane bianco è divenuto simbolo di benessere quando, da un punto di vista nutrizionale, è il pane integrale casomai ad averne il titolo.

Analogamente, il consumo di carne è diventato simbolo di benessere acquisito. Non è più il “cibo delle feste” ma il cibo della quotidianità. Un cibo che “appaga” sia il simbolismo del benessere (come il bianco), sia la richiesta di cibo particolarmente “sapido”.

Il cibo “per la mente” che diviene cibo “per soddisfare le esigenze e i capricci della mente”

Questo fatto ci dice però come il cibo, oggi, abbia perso un po’ la sua valenza nutrizionale e sia divenuto, sempre di più, un oggetto più “per la mente” (destinato a soddisfarne le esigenze), che “per il fisico”.

Questo lo si capisce molto bene: se una persona ha fame, solitamente mangia qualsiasi cosa, che non sia proprio ripugnante. Il cibo, infatti, è una richiesta fisica e quando è tale, la persona mangia quello che le serve. Quando, invece, il cibo è una richiesta mentale, si mangia quasi in maniera indefinita, solo per soddisfare le richieste della mente stessa.

Per capire questo rapporto tra mente e cibo, basti pensare che, in fondo, il segnale di “sazio” è un segnale mentale. Che giunge non quando la persona è sazia davvero, ma qualche minuto dopo, ovvero circa 15-20 minuti dopo. Ecco perché alzarci da tavola quando abbiamo ancora un pochino di appetito è una buona regola. Tanto ci sentiremo sazi dopo alcuni minuti.

Il fruttosio e la caseina contenuti nei cibi “ingannano” il nostro cervello

Molti alimenti contengono fruttosio (ricavato in buona parte dal mais) ad alta concentrazione. Il motivo? Coprire il segnale di sazietà e far sì che la persona mangi molto di più. Anzi, il fruttosio aumenta proprio il desiderio di mangiare, con tutte le conseguenze del caso.

Altri prodotti, come i formaggi per esempio, contengono una proteina detta caseina. La caseina dà assuefazione: ciò significa che più si mangia formaggio più se ne mangerebbe. Questo accade soprattutto con i formaggi stagionati (quali il provolone o il caciocavallo) e, in misura minore, con i formaggi freschi (la mozzarella, per esempio). Se ne mangia un pezzetto e non si finirebbe più di mangiarne! Non a caso c’è un proverbio lombardo che cita: «La bòca l’è minga stràca se la sa nò de vàca». Ovvero: «La bocca non è mai stanca se prima non sa di formaggio».

cibo, carne

Si è persa la memoria di come si mangiava un tempo

Siamo una società sempre più “senza memoria”. L’elevato flusso informativo che riceviamo dai mass media, d’altronde, è “mirato” anche a questo. È infatti provato che, chi guarda molta televisione, ha una memoria “accorciata” in termini temporali rispetto a chi ne guarda poca.

E così, si è persa la memoria di come si mangiava un tempo, quando la carne era limitata alla sola domenica o poco più. Si è persa la memoria delle antiche ricette contadine a base di cereali quali il farro, di legumi, di verdure. Ricette gustose, dove la carne non appariva. E spesso non apparivano nemmeno le uova. Eppure, erano buonissime, e soprattutto nutrienti e salutari.

Oggi, tutto questo appare lontano. Siamo arrivati a mangiare carne quotidianamente (o quasi), a non concepire più un pasto senza averla (o quasi). E se non c’è la carne, ci sono gli affettati (che poi è sempre carne), o le uova, consumate in tutti i modi possibili, oppure il formaggio. Insomma, ci siamo dimenticati di come si mangiava bene anche senza questi prodotti.

Il risultato? Abbiamo un’alimentazione non equilibrata. Consumiamo moltissimi cibi carnei e pochissimi cibi che, invece, dovrebbero essere quelli che maggiormente ci nutrono (frutta, verdura e legumi in primis).

Per il cibo ci si ammala

Questo è il motivo per cui oggi a causa del cibo ci si ammala. Secondo il “Barilla Food and Nutrition Center”, su 36 milioni di persone che muoiono all’anno per denutrizione, ce ne sono 29 milioni che muoiono per sovranutrizione.

Quindi il cibo, che potrebbe essere un mezzo eccezionale di cura, è diventato, proprio per questo spostamento dal fisico al mentale, un mezzo per ammalarsi. E, come se non bastasse, a causa dei nostri consumi insostenibili, si “ammala” anche l’ambiente (approfondisci leggendo Alimentazione equilibrata e consapevole. Vince l’onnivoro o il vegetariano?).

Ma alimentarsi in maniera diversa si può. Ce lo insegnano vegetariani e vegani. È un invito a riscoprire un patrimonio gastronomico fatto di verdure, cereali, frutta e altro ancora. Una riscoperta possibile e doverosa per il nostro benessere e, forse ancora di più, per quello del nostro ambiente. Ne parleremo nel prossimo articolo. Rimanete in contatto!

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Articolo pubblicato il 17 gennaio 2018Categoria/e: Alle radici del b... bisogni di ogni tipo Visualizzazioni: 1048Permalink: https://ww ... lita/
Sergio Ragaini

Articolo di: Sergio Ragaini

Scrittore e divulgatore. Laureato in Matematica, ha sempre visto la Matematica come mezzo per “andare oltre” le percezioni, oltre le...