cibo, sprechi di cibo

Ridurre gli sprechi di cibo e cambiare alimentazione: prerogative necessarie per una vita migliore, dentro e fuori di noi

In questa terza e ultima parte del percorso sull’alimentazione sostenibile ci occupiamo di sprechi di cibo. Il consumo eccessivo di risorse per la produzione di cibo, infatti, non è l’unico problema. L’aggravante? Molto del cibo prodotto si perde “lungo il percorso” e non raggiunge mai il consumatore finale. Ridurre gli sprechi, optando per un uso più consapevole delle risorse, è dunque fondamentale se vogliamo garantirci una vita migliore e un migliore rapporto con l’ambiente intorno a noi.

Sergio Ragaini

 

Gli sprechi di cibo: un dato inquietante in un panorama già poco luminoso

Il nostro stile alimentare è quantomai distruttivo per l’ambiente attorno a noi. L’abbiamo esaminato bene nei due precedenti articoli dedicati ai consumi insostenibili e agli allevamenti intensivi. Ma il problema non è solo quello. C’è un’aggravante, data dal fatto che una parte tutt’altro che trascurabile del cibo prodotto, non viene mai consumata e finisce nell’immondizia.

Il problema degli sprechi di cibo appare come la “ciliegina sulla torta” del discorso fatto sinora. Ma è una “ciliegina” molto importante, considerando i numeri di tutto ciò! Infatti, oltre a consumare molto più di quanto produciamo, sprechiamo anche moltissimo.

Tutti noi facciamo spesso i conti con gli sprechi alimentari. Chi di voi non ha mai gettato del cibo perché scaduto o andato a male? Sicuramente è un’operazione che molti hanno fatto e che, in alcuni casi, ripetono a scadenza davvero breve! Come sostiene Franco Fassio, dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo), già citato nel precedente articolo, quando facciamo questo non stiamo gettando via solo del cibo, ma tutta la relativa “filiera”. Vale a dire, tutto quanto ha portato quel cibo da noi. Stiamo, quindi, gettando letteralmente nella spazzatura un intero processo produttivo.

Ecco che, il discorso dell’interdipendenza di Thich Nhat Hanh torna ancora per dirci che, gettando via il cibo, gettiamo via anche gli elementi di “non cibo” che ne fanno parte. Ovvero, gettiamo il lavoro di chi l’ha prodotto, di chi l’ha portato a noi, la componente della natura che ne ha permesso la produzione, e così via. Insomma: quando sprechiamo del cibo, sprechiamo tutto quanto al cibo è collegato.

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Ma gli sprechi di cibo sono davvero così ingenti?

Secondo le statistiche del “Barilla Center for Food and Nutrition”, noi sprechiamo ogni anno 1 miliardo e 300 milioni di tonnellate di cibo. Questo enorme numero ci dice forse poco, anche se dovrebbe dirci tantissimo!

Un esempio, che riporta il numero a dati comunicabili in modo tangibile, potrà dirci molto di più su questa quantificazione. Come ricordato dallo stesso Fassio, il numero sopra equivale a 8600 navi da crociera interamente stipate di cibo. Sì, avete capito bene, 8600 navi da crociera! Vale a dire, oltre 20 navi da crociera al giorno, pari a quasi una all’ora, colme di cibo, vengono gettate via. Intanto che state leggendo questo articolo, quintali e quintali di cibo saranno stati gettati. Un numero che appare una follia. E vedremo che lo spreco ”personale”, in questo senso, influisce solo per una parte tutto sommato piccola rispetto al totale.

Gli sprechi di cibo personali sono all’ordine del giorno

Consideriamo però, per primi, gli sprechi di cibo personali. Questi dipendono dal fatto fatto che noi acquistiamo molta più roba di quanta ci serva. I supermercati, infatti, non hanno la merce disposta a caso: qualcuno studia come disporla, in modo da attrarre selettivamente la nostra attenzione. Quasi a tutti sarà capitato di entrare al supermercato per acquistare un paio di prodotti e uscire col carrello pieno e diverse borse colme.

A me accade nei supermercati dove i costi sono piuttosto bassi, come per esempio i discount, e i prodotti confezionati scadono dopo molto tempo, quindi si tende ad acquistarli, riempiendo la casa di roba. Il discorso che ci facciamo è più o meno questo: «Costa poco e tanto dura!». Tuttavia, questi prodotti che via via accumuleremo con le nostre varie visite al supermercato, prima o poi scadranno. E li getteremo via. Anche perché, spesso, li “stiperemo” alla meglio nelle nostre credenze, magari dietro altre cose e non ci ricorderemo più di averli se non quando li ritroveremo, magari per caso, dopo forse mesi dalla loro scadenza. E finiranno nella pattumiera!

Insomma, occorre regolare i consumi e acquistare solo quello che ci serve. Senza cadere nell’abbaglio di chi vorrebbe farci comperare di tutto, anche quello che non ci serve. Occorre presenza mentale e determinazione a comperare solo ciò che realmente ci occorre.

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Gli sprechi di cibo non dipendono solo da noi

I nostri sprechi di cibo sono, in realtà, solo una parte, tutto sommato piccola, dello spreco totale. Lo stesso Fassio portava, infatti, un dato che appare eclatante: solo il 27% di questo cibo è “effettivamente” sprecato da noi: il restante 73% non raggiungerà mai il consumatore, ma si perderà “per strada”.

Come? In parte a causa delle problema delle quote di importazione; in parte a causa dell’impossibilità di raccogliere materialmente il cibo e/o di distribuirlo (vedi arance in Sicilia); in parte anche a causa dell’impossibilità di diffonderlo adeguatamente (spesso leggi stupide impediscono di distribuire il cibo fresco che avanza nei supermercati, che viene gettato via. Un caso in cui la legge blocca lo sviluppo. E non è l’unico!).

Quasi i ¾ del cibo prodotto non ci raggiungeranno mai

È assurdo, ma è così. Ogni anno, circa 949 milioni di tonnellate di cibo nel mondo non raggiungono mai il consumatore. Ogni anno, oltre 6250 navi da crociera di cibo, pari a oltre 17 al giorno (quasi 3 ogni 4 ore) vengono gettate via senza che questo cibo giunga mai sulle nostre tavole.

Abbiamo costruito leggi e normative che sono contro di noi, perché sono fatte per il profitto economico di pochi. Questo però fa riflettere e ci obbliga a considerare strade alternative per garantirci una vita differente e migliore. Gli attuali sprechi di cibo, vista anche la scarsità di risorse, non sono più accettabili e sicuramente non hanno alcun significato!

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Ma allora cosa mangiare per limitare gli sprechi di cibo? Tutto ma senza eccessi!

Diventare vegetariani è la soluzione? Non necessariamente, ma i vegetariani hanno un ruolo importante: farci capire che esistono alternative praticabili!

La panoramica che qui abbiamo dato, lascia molti interrogativi aperti. E pone molte domande. Se anche il pesce “impatta” molto sull’ambiente, cosa mangiare? La risposta è – a mio parere – quello che si mangiava prima!

Non si chiede, in effetti, di rinunciare a determinati cibi in maniera definitiva. Un uovo si può anche mangiare, un po’ di carne o di pesce ogni tanto anche (tenendo conto, poi, che il pesce azzurro e quello rosa fanno molto bene, benché con il dubbio che quello di allevamento lo faccia altrettanto!).

Il problema, quindi, sono le quantità: mangiare carne qualche volta va bene, mangiarla due volte al giorno no, neanche per il nostro intestino. Per quanto riguarda il pesce, va benissimo mangiarlo di quando in quando. Se si vive in zone costiere, dove la pesca è “diretta” e la provenienza è “sicura”, si può anche mangiarlo spesso: in fondo, come dicevo, alcuni pesci fanno molto bene alla salute.

L’eccesso non va bene

E qui entrano in gioco i vegetariani e i vegani. Queste categorie propongono esattamente l’estremo opposto. Vale a dire, la totale abolizione di carne e pesce (ovo latto vegetariani), di carne, pesce, uova e di ogni cibo prodotto con le uova (latto vegetariani), o addirittura di qualsiasi cibo animale (vegani). Di fatto, le ultime due categorie propongono l’abolizione di tutti quei cibi che sono considerati essenziali sulle tavole (carne, pesce e uova). I vegani, addirittura, eliminano anche i formaggi, che sono sovente utilizzati in sostituzione di carne, pesce e uova (pensiamo alla Caprese, per esempio, che è un secondo piatto).

Anche se, forse, un mondo senza allevamenti animali, con solo produzioni agricole, effettuate in maniera etica, potrebbe essere bellissimo! Un mondo con pesci che guizzano felici nel mare, in abbondanza, potrebbe essere una sorta di Eden! Un Eden che comunque potremmo in ogni caso avere, con un consumo diverso.

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La scelta veg: etica nei consumi e gusto senza proteine animali

Tuttavia, queste persone (vegetariani e vegani) hanno una funzione molto importante, oltre a quella di prospettare un mondo più “etico” nei consumi: ci insegnano che si può mangiare benissimo e con gusto senza utilizzare determinati alimenti. Se poi il tutto è anche ben equilibrato, ne risultano pasti molto più energetici di quelli a base di proteine animali (puoi approfondire leggendo anche Alimentazione equilibrata e consapevole. Vince l’onnivoro o il vegetariano?).

Anche se, per quanto riguarda i vegani, rinunciare proprio a tutti i cibi di origine animale, e di conseguenza ai loro nutritivi spesso essenziali, richiede opportune integrazioni e l’assunzione di nutritivi vegetali ben studiati.

Nessuno ovviamente chiede di fare una scelta così radicale, di non mangiare più cibo se non vegano. Sarebbe credo eccessivo! Si chiede però di comprendere la lezione che i vegani ci vogliono insegnare: ovvero, che si può mangiare benissimo evitando determinati cibi e senza sentire la mancanza di quello che si è eliminato dall’alimentazione.

La cultura vegana ci insegna come preparare pasti alternativi completi

La lezione, secondo me, è proprio nei termini di imparare dalla cultura vegana, delle ricette, anche per pasti completi, da preparare in alternativa a quelle che normalmente si seguono. Quindi, imparare a preparare degli ottimi pasti senza carne, senza pesce, senza latticini, senza uova, insomma senza prodotti di origine animale, e farli entrare gradualmente nella nostra alimentazione. Pasti di questo tipo potrebbero addirittura diventare il 70% dei pasti che consumiamo. Poi, per la restante parte, si possono tranquillamente mangiare carne, pesce, formaggio e uova. Si può, insomma, tornare a mangiare un po’ come si faceva una volta.

Questo non significa rinunciare alla pasta con i gamberi, all’orata, al branzino e anche alla cotoletta di pollo o alla frittata o persino al salame o al prosciutto. Dipende tutto dalle dosi, dalle quantità e, ovviamente, da come questi cibi sono ottenuti. Riducendo i consumi di questi prodotti, si potrà però tornare a una loro produzione “etica” e rispettosa dell’ambiente. Ricordiamo che gli allevamenti intensivi, in fondo, li manteniamo in vita noi con i nostri consumi. Se questi diminuissero, non sarebbero più necessari!

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Equilibrio: il segreto è tutto qui

Equilibrio significa tornare ad allevare in maniera più umana e rispettosa dell’ambiente. Senza per questo rinunciare ai cibi che mangiamo abitualmente, ma scoprendo che possiamo provare anche altri sapori, altre consistenze, altri colori e mangiare cibo più etico, più rispettoso dell’ambiente attorno a noi.

E, a questo punto, diviene rispettoso anche il consumo di carne perché contenuto entro certi limiti e, finalmente, effettuato con criteri produttivi di ben altro tipo. Insomma, un ritorno a quello che l’uomo dovrebbe essere: predatore, cacciatore, ma con rispetto per la Natura e per l’ambiente che lo circonda.

E così il cerchio si chiude, con una prospettiva sicuramente più etica e praticabile. Concludo qui, ricordando che se l’ambiente sta bene, anche noi stiamo bene: “ai posteri l’ardua sentenza”!

Riferimenti e approfondimenti

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Articolo pubblicato il 25 luglio 2018Categoria/e: Alle radici del b... 8600 navi da croc... Visualizzazioni: 1423Permalink: https://ww ... ione/
Sergio Ragaini

Articolo di: Sergio Ragaini

Scrittore e divulgatore. Laureato in Matematica, ha sempre visto la Matematica come mezzo per “andare oltre” le percezioni, oltre le...