sintomi

Guarire da soli: utopia o realtà?

Sintomi: segno di guarigione o campanello d’allarme? Dipende!

Andare oltre i sintomi è spesso la chiave per il benessere. Assumere un farmaco (come abbiamo visto) non è sempre utile. La medicina allopatica occidentale è perfetta (per così dire), a livello di “pronto soccorso”: veloce, talvolta addirittura dall’azione fulminea. Questa permette di arginare al meglio situazioni pericolose per la salute o, addirittura, per la stessa sopravvivenza.

Per contro, la medicina allopatica non è sempre in grado di realizzare benefici duraturi per la salute. Sovente, infatti, i suoi effetti si limitano al solo “tamponare” uno o più sintomi, il che, tuttavia, può essere fondamentale per far sparire il problema. Il punto è che, la somministrazione costante di un farmaco anche quando la situazione non è di emergenza e non lo richiederebbe, non risolve il problema e rende una persona dipendente da quel farmaco.

Provare ad “andare oltre” i sintomi stessi, cercando di capire cosa li sta provocando, è quindi fondamentale. Va però precisato che, finché questo lavoro più a monte non verrà fatto, il farmaco potrebbe essere salvifico e va pertanto tenuto sempre a portata di mano.

Quando i sintomi sono segno di guarigione e quando campanello d’allarme?

Facciamo un esempio pratico. Una persona mette la mano sul fuoco o, comunque, molto vicino ad una fiamma. Subito, avvertirà un fortissimo calore, che diverrà molto presto bruciante. La persona, di conseguenza, toglierà rapidamente la mano dal fuoco. In questo caso, il dolore provato ha dato alla persona l’input, il campanello d’allarme che qualcosa non stava andando bene ed era necessario intervenire rapidamente.

Nella stessa situazione, una persona che, invece, avesse sofferto di malattie quali la sclerosi multipla, per esempio, non avrebbe avvertito alcun dolore. Questo le avrebbe certamente causato una bruciatura alla mano o un danno irreversibile.

mal di gola
Il mal di gola non è sempre sintomo di qualcosa che non va

Tempo fa, su un’emittente locale, era presente come ospite un riflessologo il quale, facendo l’esempio del mal di gola, asserì che quando una persona ha mal di gola, subito pensa che qualcosa nel suo corpo si sia rotto, mentre quel sintomo potrebbe essere lì per sanare qualcosa di più profondo. In questo caso, il problema generato dal corpo stesso è dunque un’azione di guarigione e non un campanello d’allarme.

È un po’ come se, facendo dello stretching, una persona provasse dolore. È un dolore di “sblocco” muscolare e indica che il corpo si sta riequilibrando. Il nostro fisico può, dunque, generare un malessere per risolvere altro.

Per poter avviare un vero processo di guarigione è, innanzitutto, fondamentale capire in quale situazione ci troviamo. Ovvero, se quella situazione è lì per dirci qualcosa oppure per guarirci.

Nel primo caso occorrerà correre ai ripari il prima possibile (in questo, i farmaci allopatici sono di grande aiuto perché agiscono molto velocemente sui sintomi), nel secondo, invece, occorrerà essere grati per i sintomi che il corpo ci sta presentando, in quanto segnali molto forti di guarigione.

Vi possono, quindi, essere malattie che indicano uno squilibrio e altre che ne indicano il superamento.

Sintomi che indicano squilibrio e sintomi che indicano superamento: come fare a distinguere?

Capire in quale caso ci troviamo potrebbe non essere così immediato. Almeno per coloro che non sono abituati ad “ascoltarsi” più di tanto. Il corpo infatti, ci “parla” e se lo sappiamo ascoltare ci dice molte cose. Ma non tutti riescono a farlo, soprattutto tra i “rumori” della vita quotidiana, che non ci consentono di ascoltare i messaggi che giungono da dentro di noi.

Le “spie” che potremmo utilizzare per capire in quale caso ci troviamo sono sostanzialmente tre: localizzazione, intensità e durata.

Localizzazione

Questa spia è molto importante. Infatti, un mal di gola tutto sommato lo potremmo anche tenere mentre, un dolore, per esempio, localizzato al petto quasi certamente è un segnale di pericolo che indica la necessità di un’azione veloce, se non immediata.

Intensità

L’intensità è relativa al sintomo fisico. Un leggero dolore di gola è sopportabile e potremmo passarci su, se questo però diventa insopportabile è, quasi certamente, qualcosa di cui prendersi cura.

Per curare il mal di gola possiamo, inizialmente, optare per rimedi naturali, quali zenzero (ottimo per la gola e per le vie respiratorie) o miele, oppure scegliere prodotti farmaceutici specifici. Qualora il problema dovesse persistere, una visita più accurata dal proprio medico di fiducia, è consigliabile.

Durata

La durata dei sintomi, già accennata nell’esempio precedente, è un’altra spia di qualcosa di cui prendersi cura. Se un dolore, infatti, non passa anzi aumenta d’intensità in un tempo magari nemmeno così breve, è il caso di prendersene cura più da vicino. Lavorandoci a più livelli, compreso quello fisico, anche attraverso l’aiuto di un terapista.

Ma è davvero possibile che da una malattia si guarisca spontaneamente?

A volte sì, ma non sempre. Se fosse sempre vero, quando l’uomo non si curava semplicemente perché non aveva nulla per farlo e non poteva diagnosticare nulla, avrebbe dovuto vivere moltissimo e in totale benessere. Invece, la vita media era molto più bassa di oggi e la qualità della vita non era di certo la migliore.

Questo dimostra che i farmaci, nonostante tutti i loro limiti, hanno allungato e migliorato la nostra vita. In tutte le cose, dunque, occorre consapevolezza e, naturalmente, imparare ad affidarsi ai giusti terapisti poiché, in molti casi, un aiuto è indispensabile.

sintomi-diagnosi

Il potere di una diagnosi: quando il discernimento conta

Una persona va dal medico perché lamenta una serie di sintomi, poi effettua degli esami e riceve una diagnosi infausta. Può accadere, ovviamente! Che sia una malattia terminale o una malattia cronica, alcune diagnosi ci possono davvero cambiare la vita e non in meglio.

Una persona alla quale, ad esempio, per il resto della sua vita venga imposto di seguire una dieta controllata, o un regime esistenziale che gli impedirà di fare quello che prima faceva, potrebbe venirne traumatizzata.

Che effetto avrà questo trauma sulla persona? Sarà così devastante? Forse sì. Questo shock, infatti, potrebbe innescare una serie di “reazioni a catena” nell’organismo. Reazioni che potrebbero, nel tempo, causare problemi di salute non indifferenti.

Una visione oscura e negativa può generare essa stessa malattia

Così, emettere una diagnosi infausta può certamente aggravare la malattia di una persona o addirittura generarne di nuove.

La soluzione dunque qual è? Non ricevere alcuna diagnosi, ignorando di avere qualsiasi sintomo e problema di salute? Qualcuno sostiene che sia così. Tuttavia, se riprendiamo l’esempio di prima, relativo al passato, lì le persone quando erano malate spesso non facevano nulla e questo non allungava loro la vita.

Una diagnosi dunque può uccidere, ma può anche salvare. E sapere se c’è un problema è l’unico modo per avere un quadro “oggettivo” della situazione: da quel dato si può partire per poi lavorare in mille modi.

Riprendiamo l’esempio del colesterolo, fatto nel precedente articolo. Una persona può avere 260 di colesterolo e non assumere farmaci. Tuttavia, sapendo che c’è quel problema, dovrà, in qualche modo, prendersene cura, scegliendo i metodi che ritiene più opportuni.

Partire da dati oggettivi è necessario per intraprendere il cammino di guarigione

Non a caso, anche diversi medici olistici, compresi gli omeopati, in molti casi chiedono al paziente di arrivare con esami clinici completi. Da lì si parte. Le cure possibili poi sono diverse, ma partire da dati oggettivi è necessario per intraprendere qualsiasi cammino di guarigione.

La stessa cosa vale per coloro che lavorano sulle emozioni o sui caratteri psicosomatici. L’effetto misurabile ci dice molto, se sappiamo leggerlo. E spesso è fondamentale ottenerlo. Oggi lo si può fare ed è uno strumento spesso indispensabile.

Certamente, lavorare in maniera “olistica”, inquadrando i sintomi e la malattia in un contesto più globale della persona (quello che la persona è, la sua situazione interiore, il suo vissuto), permette di avere una visione a tutto tondo della situazione. Non a caso, l’approccio olistico ai sintomi è spesso la chiave di volta della malattia.

sintomi, febbre

Guarire da soli è possibile? Il nostro corpo ci parla

Diversi esempi potrebbero mostrare come il corpo sia in grado di guarire da solo. Quando si verifica un problema, il corpo mette in atto meccanismi atti al suo superamento. La reazione scatenata si chiama “malattia” ma, in realtà, è una guarigione, una cura.

Tempo fa, ricordo che su Facebook avevo letto un post di un utente che recitava: “No, la febbre no!”. Io ho subito commentato che avrebbe dovuto dire: “La febbre sì”! Infatti, la febbre, nella maggior parte dei casi, è un meccanismo che il nostro stesso corpo mette in atto per guarirci.

Qualcuno potrebbe chiedersi, perché? Semplice! Per lo stesso motivo per cui, quando vogliamo sterilizzare un oggetto o qualsiasi cosa, lo portiamo in temperatura, scaldandolo. Così facendo, virus e batteri muoiono.

La stessa cosa capita nel nostro corpo

Nel corpo, infatti, la maggior parte dei virus e dei batteri a 38 gradi muoiono. A quella temperatura, il fisico fa letteralmente “piazza pulita” di qualsiasi problema di questo tipo.

Quindi, in questo caso, è il corpo stesso che “alza” la sua temperatura per permettere di eliminare virus e batteri. Qui, allora, la febbre non solo non è negativa, ma è un meccanismo di guarigione.

Non a caso, alcuni medici consigliano di non abbassare la temperatura corporea quando questa è inferiore ai 38,5 gradi. A qualcuno può sembrare una temperatura elevata; tuttavia, se osserviamo un termometro “clinico”, vale a dire un termometro in cui la febbre è divisa in normale, debole, media, forte e fortissima, vedremo che, sino a 38,5, la febbre è classificata come “debole”. Sopra questa soglia, diviene “media” sino a 39,5. Poi “forte” sino a 40,5, e al di là “fortissima”. La febbre debole, dunque, potrebbe essere tranquillamente tenuta (se sopportabile).

Anche qui, ovviamente, potrebbe verificarsi un caso di conclamata infezione batterica in cui questa temperatura è un sintomo, un segnale di malessere e non di guarigione. In questo caso, allora, la temperatura va abbassata, perché ci ritroviamo nella situazione di “campanello d’allarme”. Cercare di capire meglio, anche attraverso appositi esami, cosa stia accadendo, può essere un grosso aiuto che ci dice come comportarci.

Come capire in quale caso ci troviamo e cosa possiamo fare?

Spesso, uno dei segnali che ci dice in che caso ci troviamo, similmente a quanto affermato in precedenza riguardo ai dolori, è la persistenza dei sintomi o la presenza di altri tipi di sintomi.

Vale a dire, se i sintomi persistono per troppo tempo oppure se la febbre è accompagnata da dolori di vario tipo o da sintomi, quali nausea o altro ancora, soprattutto se di forte intensità.

Quello potrebbe già essere il segnale che quella febbre è un campanello d’allarme e non un indicatore di guarigione.

Allo stesso modo, la febbre che non passa dopo un tempo ragionevolmente corto, indica che c’è qualcosa che non funziona e occorre prendersene cura.

Comunque, in caso di problemi di una certa intensità collaterali alla febbre o in caso di febbre persistente, rivolgersi a un “addetto ai lavori” per qualche controllo più specifico, è buona norma e talvolta può rivelarsi necessario.

sintomi, guarigione
In caso di febbre, è dunque meglio mettersi a letto, oppure fare finta di nulla e, dove possibile, cercare di uscire?

Personalmente seguo questa seconda opzione. Cerco di uscire ugualmente, dove possibile. Ritengo che aiuti il corpo a reagire meglio. Naturalmente prendendo qualche precauzione.

È mia personalissima opinione che quello del: “hai la febbre, devi stare in casa” è un dogma che si può tranquillamente lasciare andare. La persona deve fare quello che si sente di fare, lasciando perdere i discorsi di “recidive” o simili, che lasciano il tempo che trovano, almeno secondo me.

Anche qui, però, è importante ascoltarsi. Talvolta il nostro corpo ci “dice” che dobbiamo fermarci. Ce lo chiede espressamente. In quel caso, occorre dargli retta: ci sta imponendo uno stop. Quindi, quando uscire diviene troppo “gravoso”, accettiamo di non farlo e magari di metterci a letto. E concediamo al corpo quella sosta di cui ha bisogno.

In fondo, anche il maestro zen Thich Nhat Hanh faceva notare che gli animali, spesso, guariscono proprio fermandosi. Il fermarsi, il concedere al nostro corpo una pausa tra il vortice degli eventi del quotidiano, talvolta è l’aiuto che il corpo stesso ci sta chiedendo per operare il “miracolo” della guarigione.

La malattia “dipende da noi”?

Ci sono persone che si ammalano spesso, mentre altre che non si ammalano quasi mai. Qual è il motivo, secondo voi?

Forse c’è una predisposizione di struttura o conformazione fisica. Questo senza dubbio è vero: esistono persone di costituzione, per così dire, “robusta” che si ammalano molto poco, mentre altre, di costituzione più “gracile” che si ammalano più facilmente.

Talvolta vi è una predisposizione mentale alla malattia, che fa sì che questa possa assalire una persona più facilmente di un’altra. Talvolta però, anche il desiderio di fare una certa cosa (per esempio guarire) può essere superiore a qualsiasi problema (per esempio malattia) e può aiutare a riportare benessere.

Naturalmente, anche questo non è sempre vero. Infatti, ci sono malattie “invalidanti” che rimangono tali, anche quando la persona non le vuole.

Tuttavia, già nel prossimo articolo vedremo molto da vicino come la malattia possa essere provocata o guarita, proprio dalla nostra disposizione mentale nei confronti della stessa. In fondo anche i medici dicono che una persona guarisce più velocemente e meglio se “vuole guarire”!

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Articolo pubblicato il 28 Febbraio 2017Categoria/e: Alle radici del b... andare oltre i si... Visualizzazioni: 2955Permalink: https://ww ... arme/
Sergio Ragaini

Articolo di: Sergio Ragaini

Sono Sergio Ragaini, matematico, scrittore e divulgatore. Ho sempre visto la matematica come mezzo per “andare oltre” le percezioni, oltre...