Sensi di colpa: conviverci o imparare a lasciarli andare?

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I sensi di colpa sono una vera e propria arma nelle mani dell’ego per tenerci in scacco, farci soffrire e impedirci di essere liberi.

Sensi di colpa: una punizione utile?

Può capitare a chiunque di provare sensi di colpa, magari accompagnati da rabbia o frustrazione, dopo aver detto o fatto qualcosa che ferisce un’altra persona.

Il senso di colpa è un’emozione spiacevole di rimorso o rimpianto che scaturisce nel momento in cui agiamo contro le nostre regole interne, contro il nostro codice morale di comportamento, quello che ci dà la misura di cosa per noi è accettabile e cosa no, ciò che è bene e ciò che è male, bello e brutto, giusto e sbagliato.

Ci sentiamo colpevoli quando giudichiamo ciò che abbiamo fatto, o non fatto, come negativo (proviamo, invece, vergogna quando giudichiamo noi stessi in torto rispetto a ciò che abbiamo fatto). Il senso di colpa è dunque un giudizio morale che diamo di noi stessi e deriva dalla convinzione di aver agito facendo qualcosa di male a qualcuno.

Nella maggioranza delle situazioni questo non avviene in modo intenzionale, ovvero non agiamo volontariamente per fare un torto a un’altra persona. È solo una grande sofferenza che può spingerci a fare del male a qualcuno di proposito. In tutti gli altri casi non è così. Quindi, non c’è un reale motivo per sentirsi in colpa.

Dietro i sensi di colpa c’è un presupposto sbagliato

Qual è questo presupposto? Credere che la felicità altrui sia una nostra responsabilità. Voglio qui ricordare una cosa molto importante. Noi non siamo responsabili delle emozioni degli altri e del modo in cui loro interpretano i nostri comportamenti.

Se qualcuno soffre a causa di qualcosa che abbiamo detto o fatto, non è colpa nostra. Poiché, quello che gli altri pensano o sentono, rispetto a una certa situazione, dipende da quella che è la loro visione del mondo (convinzioni, credenze, valori, regole, ecc.), non dipende da noi.

Quindi, se vogliamo farci un favore, smettiamo di metterci al centro dell’Universo e di crederci responsabili della felicità e dell’infelicità altrui. Perché non è così. Se l’altro delega a noi la sua felicità, questo è un suo errore di cui noi non possiamo farci carico.

È bene tenerlo sempre a mente, ancor più se abbiamo a che fare con personalità che utilizzano i sensi di colpa come mezzo per manipolare emotivamente gli altri (vittimista e narcisista, per esempio).

I sensi di colpa sono un ostacolo all’azione

Il senso di colpa è spesso ciò che più ci blocca nella nostra realizzazione personale. È uno dei fattori di resistenza al cambiamento più radicati, ci spinge a rimuginare sui nostri errori (allontanandoci dal momento presente), ci intrappola in continue recriminazioni e ci fa vedere ovunque occasioni per non riuscire.

Perché l’idea di far del male a qualcuno con il nostro comportamento, di essere additati dagli altri come colpevoli, di passare per brutte persone, ci fa sentire a disagio. Così, per non sentirci in colpa, eludiamo anche le nostre responsabilità delegando ad altri il nostro potere personale.

Per cosa ci sentiamo in colpa?

Qualunque pretesto è buono:

  • dire di sì a noi stessi invece di accontentare le richieste altrui
  • essere diversi da come gli altri ci vorrebbero
  • concederci cose di cui non abbiamo bisogno solo perché ci fanno sentire bene
  • non rispettare i nostri standard di perfezione
  • fare cose che non dovremmo fare o non fare cose che invece dovremmo
  • sentirci più fortunati degli altri
  • avere più degli altri
  • pensare di non aver fatto abbastanza per aiutare gli altri
  • dimenticare qualcosa
  • difendere ciò che crediamo giusto quando ci costa delle perdite
  • andare contro un divieto o una regola della nostra famiglia
  • avere successo.

E via dicendo.

Così, non agiamo o agiamo con il freno a mano tirato, diciamo di sì a una richiesta a cui vorremmo dire di no, non esprimiamo quello che pensiamo, non rispettiamo le nostre esigenze, facciamo scegliere agli altri, portiamo pesi che non sono nostri, ecc., ecc.

Con quale volto si presentano i nostri sensi di colpa?

In genere, è la paura di perdere qualcosa, di non essere amati, di essere abbandonati, rifiutati, giudicati, puniti, che ci spinge tra le braccia dei sensi di colpa. È una memoria registrata profondamente nelle nostre cellule e nel nostro inconscio.

Sin da piccoli ci viene inculcata l’idea che sbagliare non è permesso, che fare errori si porta dietro critiche, umiliazioni, accuse, minacce, ricatti morali, maltrattamenti. Questo crea, nel noi bambino, il terreno fertile per il senso di colpa che, una volta interiorizzato, va avanti ad agire in maniera subdola anche in età adulta.

E noi, pur di non perdere l’affetto delle figure a cui teniamo (genitori o chi per essi), siamo disposti ad assumerci ogni responsabilità, ci convinciamo di essere sbagliati e/o di fare le cose in modo sbagliato perché non soddisfiamo le aspettative che gli altri hanno di noi. Così, diventiamo degli esperti nell’arte di sentirci in colpa e ci roviniamo la vita.

NB: Quello che spinge i genitori a far sentire i figli in colpa, è la loro incapacità di accettarli per come sono e di volerli cambiare, affinché soddisfino le loro aspettative. Spesso, non tenendo minimamente in conto le reali esigenze dei figli.

Abbiamo il permesso di sperimentare e di sbagliare

I sensi di colpa nascono, quindi, dal nostro sentirci sbagliati, dal volerci omologare a quelle aspettative, dall’idea che il modo “giusto” di comportarci sia quello di far contenti gli altri, costi quel che costi.

Il punto è che noi non siamo sbagliati, abbiamo solo l’idea di esserlo.

I sensi di colpa sono una gabbia mentale che ci imprigiona e non ci permette di essere noi stessi, di esprimere chi siamo. La buona notizia è che possiamo scegliere di lasciarli andare. Come? Iniziando ad assumerci la responsabilità di quello che sentiamo.

Ciò che possiamo cambiare dentro di noi quando ci sentiamo in colpa, è renderci conto che non ci serve veramente a niente sentirci in colpa, tarparci le ali e stare male perché non soddisfiamo le aspettative di qualcuno là fuori.

Il mio invito per te

Prova per una volta a fare a meno di quella maschera che ti sei costruito per piacere, compiacere ed essere accettato dagli altri. Potresti rimanere sorpreso nel renderti conto che, a volte, per stare bene basta solo avere il coraggio di essere autentico, di iniziare a fare le cose a modo tuo, così come le senti giuste per te. Anche se questo significa scontentare qualcun altro.

La colpa è donna

Una triste verità. Le donne sono maggiormente in balia dei sensi di colpa rispetto agli uomini, e non è solo perché sono più empatiche. Viviamo in un società patriarcale. Siamo immersi in una cultura sessista e misogina che, nutrendo stereotipi di genere e pregiudizi, non aiuta di certo le donne a non sentirsi in colpa.

Il più pericoloso predatore per le donne è la colpa. Una donna senza colpa non è solo libera, è potentemente libera”.

Paula Heredia, regista

E, allora, è colpa della donna se dedica troppo tempo alla carriera, se si antepone alla famiglia, se decide di separarsi facendo soffrire i figli, se si veste in un certo modo, se non è una buona moglie, se la pasta è scotta, se non fa quello che ci si aspetta da lei, se pensa a se stessa prima di tutto il resto, se viene abusata, maltrattata, uccisa. E mi fermo qui.

D’altronde, sulla testa di noi donne pesa il peccato della colpa di Eva che, mangiando la mela offerta dal serpente, disobbedì. E non è stata l’unica. I miti ci ricordano che molte altre figure femminili disobbedirono: Pandora, Psiche, Antigone.

Prigioniere di un incantesimo

Tempo fa in un libro ho letto una frase che recitava più o meno così: “La colpa è una malattia immaginaria inventata per venderci una cura immaginaria (i sensi di colpa)”.

Possiamo, dunque, pensare che la colpa sia stata inventata al solo scopo di tenere noi donne prigioniere di un incantesimo? Certamente è stata inventata con lo scopo di sottometterci, di renderci addomesticate e obbedienti, di votarci al sacrificio perenne, di soggiogarci con ruoli prestabiliti che spesso ci umiliano, di farci sentire inadeguate, di allontanarci dal nostro potere personale, di non permetterci di autodeterminarci e realizzarci.

Quale scelta abbiamo dunque per uscire dalla colpa? Ribellarci per ritornare al bello delle cose, al bello della vita, al bello di noi stesse. Essere curiose per andare al di là delle verità che qualcun altro ha confezionato per noi. Allenarci alla disobbedienza, a coltivare il fuoco della libertà, per rimanere fedeli a noi stesse, anche quando questo significa tradire le aspettative degli altri. Darci spazio per far emergere quella regina che dentro di noi preme per avere dignità e rispetto.

Ci vuole coraggio (cor habere, avere cuore). Il coraggio di andare oltre i sensi di colpa, svegliarci dall’incantesimo e accorgerci che non c’è nessuna colpa.

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Liberarsi dai sensi di colpa

Il senso di colpa è il demone del secondo chakra, il chakra sacrale o svadhisthana chakra. Questo chakra è associato all’elemento acqua, alle emozioni, al movimento, al sentire, al lasciar fluire, al lasciar andare. Va da sé che se l’educazione che abbiamo ricevuto ha sostenuto l’ascolto delle nostre emozioni e la soddisfazione dei nostri bisogni, i sensi di colpa non avranno grande presa nella nostra vita e saranno, per lo più, la guida a un agire che tenga conto dell’amor proprio.

Diversamente, se siamo cresciuti in un ambiente che ha alimentato alcune convinzioni, quali “prima il dovere, poi il piacere”, “le emozioni ti fanno perdere il controllo”, “non puoi permetterti di stare male”, dove l’ascolto dei nostri bisogni e l’andare verso ciò che ci fa stare bene era visto come qualcosa da non incoraggiare, faremo molta fatica ad ascoltarci, ad ascoltare il nostro corpo, rilassarci e concederci dei sani momenti di noia, di stop, di nulla, perché ci sentiremo in colpa nel trasgredire l’accordo che abbiamo preso con noi stessi.

Così, per non provare il senso di colpa ci mettiamo in trappola da soli. Non ci lasciamo andare, non ci permettiamo di ascoltarci, di rilassarci, di divertirci, di riposarci, esageriamo e non rispettiamo i nostri limiti con il rischio di andare in pezzi.

Il mio antidoto al senso di colpa si chiama “ho il permesso di ascoltare e seguire i miei bisogni”

Io stessa sono stata “vittima” di queste regole interne che, per molto tempo, mi hanno impedito di seguire il mio piacere, il mio sentire. Perché i sensi di colpa erano sempre in agguato. Finché ho realizzato che questa era una trappola della mia mente a cui sottostavo. Uno schema rigido di comportamento che mi imprigionava e mi spingeva a conformarmi a regole imposte da altri, che nulla avevano a che fare con me. Così, ho cambiato lo schema, ho trasgredito il mio divieto dandomi il permesso di ascoltare i miei bisogni e di seguirli.

Questo ha fatto tutta la differenza del mondo nella mia vita. Mi ha permesso di comprendere che liberarsi dai sensi di colpa e uscire dalla gabbia che ci siamo costruiti è non solo possibile, ma auspicabile. Dobbiamo, però, essere disposti a trasgredire le nostre regole interne, i nostri divieti, spesso ereditati dalla famiglia di origine o attribuiti da influenze esterne.

Si tratta di muovere con coraggio i propri passi verso la libertà di essere e realizzare chi siamo, di accedere al proprio potere personale, di liberare la propria luce interiore e risplendere. Senza dimenticare che la fortuna aiuta gli audaci.

Concludo questo articolo con alcune domande: «Quali sono i sensi di colpa più presenti ora nella tua vita? In quali situazioni li avverti con maggior frequenza? Cosa ci guadagni dal sentirti in colpa? Come cambierebbe la tua vita se non ti sentissi più in colpa?».

Ti aspetto nei commenti.

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Valeria Antonelli
Scritto da
Valeria Antonelli
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