Ritrovare se stessi: il viaggio per realizzare chi sei

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Ritrovare se stessi è un po’ come rinascere, venire di nuovo alla luce, tornare all’origine, riscoprire la propria essenza e fluire con la vita.

Ti è mai capitato di sentire che la tua vera vita non è ancora cominciata? Eppure i traguardi li hai raggiunti, o li stai raggiungendo uno dopo l’altro: la casa, il matrimonio, un figlio, un lavoro ben pagato, magari un ruolo di responsabilità. Alcuni li desideravi davvero. Altri li hai inseguiti perché era la strada giusta, quella che ci si aspettava da te. E ogni volta ti sei detta che con il prossimo avresti finalmente svoltato.

Ma dopo ogni traguardo ne compare un altro e c’è sempre una ragione sensata per rimandare ciò che desideri davvero: prima chiudo questo progetto, prima sistemo i conti, prima che i figli crescano. Intanto tieni in piedi tutto quanto. E il tempo passa. Tic tac. I tuoi desideri più profondi restano lì, in attesa di un permesso che non ti dai.

Cosa significa ritrovare se stessi?

Ritrovare se stessi significa conoscersi per ritrovare la nostra autenticità, per diventare ciò che si è, ciò che è in accordo con noi, con le nostre potenzialità e i nostri talenti di persone uniche e irripetibili.

Ritrovare se stessi significa andare al di là delle nostre paure più grandi. Liberarsi da sovrastrutture mentali ed emotive che appesantiscono. Rimuovere strato dopo strato tutto ciò che impedisce di vedere con chiarezza chi siamo. Togliere la polvere che si è accumulata e tornare a brillare.

Significa smetterla di affidare la nostra identità al mondo esterno, andare oltre le cose che ci vengono mostrate, cambiare il nostro punto di osservazione. Riconsiderare le nostre credenze, le convinzioni e il significato attribuito alle esperienze e agli eventi vissuti.

Ritrovare se stessi significa uscire dai condizionamenti familiari e sociali, non uniformarsi al modello di noi che piace agli altri, rifiutare l’addomesticamento, smetterla di indossare delle maschere che nascondono la nostra vera identità.

Significa essere disobbedienti, trasgredire i divieti imposti dalle nostre famiglie. Ribellarsi per ritornare al bello delle cose, al bello della vita, al bello di se stessi. Agire la propria libertà.

Ritrovare se stessi significa uscire dalla zona comoda compiere un viaggio dentro di sé. Rovesciare la barca e scandagliare il fondo per far emergere anche quelle parti di noi che non vogliamo o non riusciamo a vedere. Iniziare a dirsi la verità anziché continuare a raccontarsela.

Significa riprendere in mano il nostro potere personale, smettere di lasciare che paure, divieti e condizionamenti scelgano al posto nostro e tornare a guidare la nostra vita. Riconquistare la piena libertà di scegliere ciò che davvero desidera il nostro cuore e trovare il nostro posto nel mondo.

Perché non sei venuto qui per fare una scelta… La scelta l’hai già fatta. Sei qui per conoscere le ragioni per cui l’hai fatta.

Oracolo, dal film Matrix Reloaded

Quando ti senti persa e non sai più chi sei

Sentirsi perse e non sapere più chi si è significa attraversare una fase di passaggio. Spesso arriva quando stiamo lasciando una versione di noi che ha fatto il suo tempo, ma ciò che stiamo diventando non ci abita ancora pienamente. Questo smarrimento identitario può nascere quando nella nostra vita le cose vanno male: una perdita, una malattia, un momento di instabilità nel lavoro, la fine di una relazione. Ma può anche farsi spazio nel silenzio di una vita apparentemente perfetta, quando da fuori va tutto bene, solo che tu dentro sei in crisi: ti guardi allo specchio, non ti riconosci e capisci che la tua mappa interiore è cambiata.

Quella versione è l’identità con cui hai vissuto finora, quella costruita per essere accettata, utile, all’altezza, che ora non ti contiene più. Magari per anni hai fondato il tuo valore su ciò che fai, sui ruoli che ricopri, su quanto sei brava. Ma quando quei ruoli cambiano, o smettono di bastarti, crolla l’impalcatura che avevi costruito. E lì resta la tua parte più autentica, che finalmente chiede spazio per essere ascoltata e vissuta.

La crisi d’identità ti chiede l’atto di coraggio più grande: smettere di rinunciare a te stessa per compiacere il mondo. Quando crollano i ruoli che per anni ti hanno dato forma, quelli che ti sei cucita addosso o che ti hanno cucito addosso, puoi finalmente vedere che cosa resta di te sotto i “devo”, la paura del giudizio e dell’abbandono, il bisogno di approvazione, le aspettative altrui.

Per questo la domanda da farti non è “chi devo diventare”, ma “chi sono senza questo”.

Come ritrovare se stessi dopo una crisi spirituale o la fine di una relazione

Una crisi spirituale raramente si presenta con questo nome. A volte arriva dopo un lutto. A volte con una domanda che ti fai un mattino qualunque, mentre stai affrontando l’ennesima giornata in cui corri senza sosta, divisa tra scadenze di lavoro, impegni familiari e quella lista mentale di cose da fare che sembra non accorciarsi mai: è davvero questa la vita che voglio continuare a fare?

La mia crisi spirituale non l’ho riconosciuta subito. Lavoravo in un’agenzia, dentro un frullatore di performance, stanchezza e pressioni. Una mattina, mentre camminavo con passo veloce per non perdere il tram che mi avrebbe portata in ufficio, mi sono fatta proprio quella domanda. Ero brava, il lavoro mi piaceva. Ma per me non aveva più senso. Avevo dato tutto, consumandomi tra doveri e sacrifici, convinta che prima o poi qualcuno si sarebbe accorto di quanto valevo.

Succede anche nelle relazioni, quelle in cui tu scompari, in cui diventi la salvatrice di turno o quella che risolve i casini di tutti. E quando una di queste storie finisce, spesso il dolore più grande non è aver perso l’altro. È vedere quanto ti sei tradita per restare: quante cose hai permesso, quanto ti sei annullata per tenerla in piedi, o per paura di restare sola.

In entrambi i casi la tentazione è spesso quella di riempire subito il vuoto: la stessa vita con qualche aggiustamento, un’altra relazione. Oppure prometterti “non lo farò più”. Ma finché non vedi che cosa ti ha portata a tradirti, lo schema si ripresenta, con un’altra routine, in un altro posto o con un nuovo partner.

Ritrovarsi, dopo una crisi spirituale o la fine di una relazione, comincia da lì: non da chi eri prima, ma dal punto in cui hai smesso di essere fedele a chi sei.

Colloquio di allineamento

Se hai fatto tanto, ma il passaggio non è ancora avvenuto, e senti di essere pronta a un salto vero, il primo passo è il colloquio di allineamento.

RICHIEDI IL COLLOQUIO

Ritrovare se stessi è un atto rivoluzionario

Per Martin Heidegger, in Essere e tempo, l’inautenticità è la nostra condizione di partenza, il modo in cui viviamo per lo più, e non un incidente di percorso. Pensiamo, scegliamo e diciamo come “si” pensa, “si” sceglie, “si” dice. Heidegger chiama questa dimensione il “Si”: un modo di esistere anonimo, in cui in fondo nessuno decide davvero.

Ciò che crediamo di essere è ben diverso da quello che siamo nel profondo di noi stessi. Ognuno di noi è fatto delle persone che ci hanno insegnato a vivere (genitori, insegnanti, sacerdoti…) ed è, spesso, con la loro testa che ci troviamo a ragionare.

Continuiamo a seguire modelli da cui facciamo fatica a staccarci.

La trappola dei condizionamenti

Siamo costantemente spinti a vivere una vita piena di obblighi, regole, divieti e schemi da rispettare. E li facciamo nostri: paure, limiti, accordi, abitudini, convinzioni limitanti (su cui puoi iniziare a lavorare scaricando questo workbook), blocchi (anche emotivi), giudizio, confronto, critica, sensi di colpa finiscono per decidere chi possiamo essere. E ci impediscono di accedere al nostro potere personale, di liberare la nostra luce interiore e risplendere.

Troppo spesso il bisogno di approvazione, di accettazione, di riconoscimento e di amore è più forte di quella vocina che dentro di noi urla per essere ascoltata. E anche quando abbiamo fatto tanta strada, può capitare di scivolare: raccontarci una scusa, fare la vittima, dare la colpa a qualcun altro, mettere etichette, anche su di noi, perché è più facile che fermarci a guardare che cosa, in quel momento, ci sta allontanando da noi.

Così, continuiamo a vivere secondo le aspettative degli altri, secondo le loro regole, secondo le loro verità.

E allora, ritrovare se stessi diventa un atto rivoluzionario che richiede coraggio e determinazione. Ed è ciò che dà un vero senso alla propria vita.

Ritrovare se stessi: un caso reale

Una mia cliente, Angela (nome di fantasia per tutelare la sua privacy), nel nostro primo incontro mi ha raccontato quanto la famiglia avesse condizionato le sue scelte di vita. Avevano ridimensionato le sue ambizioni, l’avevano convinta di essere una persona comune, non avevano dato valore ai suoi talenti. Le avevano fatto credere di non poter fare, di non poter essere, di doversi accontentare. Si sentiva intrappolata in una scatola, senza riuscire a fare un passo avanti.

E aveva imparato a nascondersi: “Devo far finta di essere stupida così gli altri non si sentono da meno”.

Eppure sentiva che dentro c’era altro. Voleva riconnettersi con se stessa, sentirsi finalmente al suo posto e dare il suo contributo al mondo: “Vorrei sentirmi di nuovo me, riuscire a esprimermi sotto tante forme, mettere a fuoco e al servizio le mie capacità, arrivare alla sera sentendo di aver espresso me stessa”.

Non si era davvero persa: aveva spento la propria espressione per non disturbare.

Quando quella scatola si è aperta, la sua espressione è tornata, in forme diverse. Nelle parole: “Non mi sentivo libera di esprimermi, oggi riesco a parlare di ciò che provo”. Con la madre: “Prima stavo zitta e sbroccavo, non davanti a lei. Adesso se le devo dire una cosa gliela dico. Faccio valere il mio punto di vista”. Nell’ironia: “Ho recuperato ironia, leggerezza e volontà”. Nel modo di vestirsi: “Il mio abbigliamento non mi piaceva, non mi sentivo io. Oggi mi vesto con più consapevolezza e ho iniziato a sperimentare cose che mi fanno sentire bene”. Nello studio: “Mi sono riscritta all’università”. E verso se stessa: “Ho iniziato a piacere a me stessa anziché essere come gli altri mi vogliono”.

Ritrovare se stessa, per lei, non è stato diventare un’altra. È stato tornare a esprimere chi era già: “Mi sono alleggerita ed è come se la patina che mi copriva sia stata pulita a ogni passaggio, per tirar fuori me stessa”. 

I passi che seguono servono a cominciare a riconoscere le parti di te che hai messo da parte.

Come ritrovare se stessi

Ritrovare se stessi richiede un profondo lavoro su di sé. Non è certo una passeggiata. Non esistono scorciatoie né formule magiche.

Puoi cominciare sperimentando alcune delle azioni che hanno funzionato per me:

1. Scopri l’identità che hai dato a te stessa

Prima di mettersi in viaggio per ritrovare se stessi è sempre opportuno avere ben chiari l’identità e il valore che ci siamo date, nonché il potere personale che ci riconosciamo. A questo proposito, ti invito a rispondere con la massima sincerità alle seguenti domande, prendendoti tutto il tempo di cui hai bisogno e annotandoti tutto su un quaderno:

  • Cosa pensi di te stessa?
  • Quali sono i valori più importanti nella tua vita?
  • Cosa accetti (o non accetti) di te?
  • Il valore che dai a te stessa è condizionato? Se sì, da cosa?
  • Cosa succede se mancano queste condizioni?
  • Che cosa, oggi, nella tua vita non è allineato con ciò che desideri davvero?
  • Quali sono stati i momenti di svolta nella tua vita? Cos’hai imparato su di te?

Naturalmente queste sono solo alcune delle possibili domande che puoi fare a te stessa per conoscerti un po’ meglio ed esplorare l’identità che ti sei data. Puoi ampliare il quadro delineando anche le tue passioni, gli interessi, le attitudini, le competenze e scoprendo il tuo Ikigai.

2. Chiediti se ti piaci

Quando ti ami poco, il bisogno di approvazione e di accettazione fa sì che tutto nella tua vita sia più importante e urgente di te stessa. Così, gli altri hanno sempre la precedenza in termini di energie, attenzioni, pensieri.

Spesso succede perché il tuo valore si è agganciato a ciò che fai: a quanto sei utile, a quanto risolvi, a quanto riesci a reggere. E se il valore passa da lì, fermarti, dire di no o prenderti del tempo per te diventa un rischio.

Il punto non è dare meno, ma smettere di dare per paura di non valere abbastanza. E c’è una domanda, semplice e scomoda, che vale la pena farsi: io mi piaccio? A volte la risposta onesta è no. E spesso è proprio per piacere agli altri che hai smesso di piacere a te stessa.

L’amor proprio non nasce da un impegno di volontà. Quando il tuo valore smette di dipendere da ciò che fai, arriva come conseguenza.

3. Scopri le tue verità

Molte delle regole che segui non le hai scelte tu. Le hai ricevute, insieme a un’idea precisa di ciò che è giusto e di chi devi essere. Alcune ti hanno protetta. Altre oggi sono diventate gabbie che ti impediscono di fare i passi nella direzione della vita che vuoi.

E ti dirò di più.

Infrangere le regole inutili e disfunzionali che ti porti dietro è estremamente liberatorio.

Puoi iniziare facendo un elenco di tutte le convinzioni che hai riguardo a un certo aspetto della tua vita e domandandoti, per ciascuna, se è sempre vera oppure no. Riscrivi, ribaltandole completamente, quelle che per te non sono né vere né produttive e inizia a cercare, nella tua vita e nel mondo che ti circonda, le prove che le nuove convinzioni siano non solo possibili ma vere e reali. Se vuoi un aiuto puoi scaricare il workbook “Supera le convinzioni limitanti”.

A volte questo lavoro basta ad allentare la presa. Altre volte una convinzione resta lì, anche dopo averla riscritta e ripetuta per giorni: segno che a tenerla in piedi c’è qualcosa di più profondo, una paura, un divieto, una dinamica.

Infrangere le regole significa andare al di là delle verità che qualcun altro ha confezionato per te e scoprire le tue verità. Un passaggio importante per ritrovare se stessi.

4. Osserva le tue proiezioni

Quando smetti di cercare fuori la causa di ciò che ti succede, puoi cominciare a osservare le tue proiezioni e fare un ulteriore passo avanti nella conoscenza di chi sei.

Salvatore Brizzi, nel suo Manuale di evasione dallo psico-penitenziario, descrive così la Legge dello Specchio: “La realtà è un nostro specchio”. Secondo Brizzi attiriamo ciò che siamo nel profondo, cioè situazioni che riflettono il nostro inconscio e che spesso non vogliamo vedere. Per questo, quando qualcosa all’esterno ci dà fastidio, quella stessa cosa è nascosta dentro di noi.

Più qualcosa è nascosto in profondità, meno ne siamo consapevoli, più ci dà fastidio quando lo vediamo negli altri. In pratica, ciò che ci dà più fastidio è proprio ciò che si nasconde più in profondità dentro di noi.

Salvatore Brizzi, Manuale di evasione dallo psico-penitenziario

Per quanto il comportamento di un’altra persona possa essere davvero scorretto, la domanda da farti è se ti aggancia. Se riesci a osservarlo da una posizione centrata, puoi gestirlo senza automatismi. Se invece ti butta nella fossa delle Marianne, lì c’è qualcosa che ti sta parlando. E vale anche per ciò che ammiri: a volte quello che ti colpisce negli altri è una qualità tua che non ti permetti ancora di vivere.

Ecco come puoi esercitarti:

  • Fai un elenco delle cose che ti danno fastidio nelle persone che ti circondano, iniziando da quelle che proprio non puoi vedere. Per ognuna chiediti: questo mi aggancia? E se sì, in che modo è anche mio?

5. Riconosci i bisogni che scelgono al posto tuo

Tranne quelli primari, come mangiare o dormire, molti dei nostri bisogni sono costruiti dalla personalità. Spesso li abbiamo assorbiti dall’esterno e tengono in piedi un’idea precisa di chi dobbiamo essere: il bisogno di approvazione, di essere all’altezza, di sentirci indispensabili.

Un bisogno così ti fa vivere nella mancanza e finisce per guidare le tue scelte. Se hai bisogno di approvazione, farai ciò che ti porta approvazione. Quando quel bisogno si scioglie, magari fai anche scelte simili, ma le fai da un’altra postura: non è più il bisogno a decidere per te.

Prova a osservare le scelte che fai in questo periodo, piccole e grandi. Per ognuna chiediti: da dove nasce? Quale bisogno la sta muovendo? Annota tutto su un quaderno. Per ora basta vedere.

6. Allena l’intuito

L’intuito ti permette di comprendere un problema, una situazione, una persona, in modo diretto e immediato, senza bisogno di ragionarci su, e di giungere rapidamente a una soluzione, a una corretta interpretazione.

Se vivi troppo nella testa, di fronte a un nuovo problema, una nuova situazione, una nuova persona, ti trovi ad applicare sempre i soliti modi di pensare e fare le cose, perché sono quelli a cui sei abituata. D’altra parte, questo è il modo in cui il cervello risparmia tempo ed energie ma ti impedisce di pensare fuori dagli schemi e ampliare le tue vedute.

L’intuito ti offre un punto di vista differente, ti permette di guardare le cose con nuovi occhi, agisce fuori dagli schemi della logica e del pensiero razionale, è essenziale per ritrovare se stessi ed è un’abilità che può essere allenata. Ecco alcune pratiche per allenarlo:

  • Pratica la mindfulness e la meditazione
  • Ascolta il tuo corpo e le tue sensazioni
  • Sperimenta il potere della visualizzazione
  • Libera la tua creatività (sogna a occhi aperti, scrivi un racconto, disegna, dipingi, crea un manufatto, fai ordine, balla, ecc.)
  • Esci dalla modalità del fare, trascorri del tempo in solitudine e ascolta il silenzio
  • Prendi nota dei sogni che fai
  • Fatti guidare dalle carte di ispirazione
  • Fai caso agli eventi sincronici
  • Passa un po’ di tempo nella natura a sensi sgranati

Percorsi per ritrovare se stessi

Chi si chiede dove andare per ritrovare se stessa pensa spesso a un luogo: un ritiro, un viaggio, un cammino. A volte servono, perché ti tolgono dalla routine quotidiana, da agende troppo piene, da un fare che non lascia mai spazio all’ascolto, al silenzio, al sentire. In quelle esperienze qualcosa può accadere: puoi vederti meglio, capire qualcosa di nuovo dei tuoi schemi e di ciò che ti blocca, ricevere intuizioni. Ma vedere non significa riuscire poi ad agire diversamente nella tua vita: nel lavoro, nelle relazioni, nel rapporto con te stessa o con il denaro.

La maggior parte delle mie clienti arriva da me dopo eventi, ritiri, corsi, e i nodi sono ancora lì. Sono bloccate nello stesso punto, perché le pratiche di quei momenti smuovono molto a livello emotivo, a volte anche fisico, ma difficilmente portano a quei passaggi interiori che ti fanno incarnare una versione diversa di te. Altre hanno fatto percorsi, si sono affidate a tecniche e strumenti che le hanno aiutate a fare dei passi, ma il nodo reale non è stato toccato.

Il mio lavoro comincia da lì. È il lavoro di scavo che faccio per ogni persona, in connessione con la mia Divina Essenza: individuare quella narrazione interiore che tiene in piedi un’identità che non ti appartiene. Poi quella narrazione, quando sei pronta, viene sciolta. È qui che entra il Divine Soul Clearing®, la via di guarigione spirituale che non usa tecniche né strumenti e avviene attraverso la connessione diretta alla Sorgente Divina.

Nei percorsi individuali che guido, come Identità Primitiva o Mirabilia, scendiamo in profondità fino a toccare il punto vero, quello che permette ai nodi di sciogliersi. Vediamo con precisione chirurgica che cosa c’è dietro i “no” che non riesci a dire, dietro l’ennesimo corso a cui ti iscrivi perché non ti senti mai pronta, dietro il progetto che rimandi da anni anche se sai che è tuo, dietro il farti carico dei problemi degli altri senza che nessuno te l’abbia chiesto, dietro il senso di colpa ogni volta che ti prendi del tempo per te, dietro i soldi che non riesci a mettere da parte e a gestire in libertà. 

La porta d’accesso al lavoro insieme è il colloquio di allineamento: un’ora, online, in cui facciamo chiarezza sul problema che stai vivendo e sul passaggio che ti è richiesto proprio ora. E se c’è allineamento, definiamo il passo successivo. Richiedi il colloquio di allineamento.

Valeria Antonelli

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Una meditazione guidata di 12 minuti per sentirti più solida, più espansa e riprenderti il tuo spazio. Un punto di appoggio nel corpo, per non tornare indietro quando la mente riprende il comando.

Senti che è il momento di andare più in profondità per individuare il nodo reale?

Valeria Antonelli
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